19 aprile 2014

VISIANT: E’ IL MOMENTO DELLE SCELTE CHIARE PER LA SALVAGUARDIA DEI LAVORATORI

Si è concluso ieri  presso l’Unione industriali di Roma l’incontro nazionale tra l’azienda Visiant Contact, le Segreterie Nazionali- territoriali e le Rsu Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil.
Ci corre l’obbligo di chiarire ai lavoratori che l’oggetto di questa trattativa scaturisce dalla difficoltà economica in cui versa l’azienda, dalla crisi di settore e dal tentativo da parte delle OO.SS. di aprire a percorsi non cruenti verso i lavoratori in un momento così particolarmente difficile.
Pertanto, nei giorni scorsi, si era portato avanti una trattativa complessa dalla quale nelle ultime ore si era riusciti a sottrarre i TL da iniziative unilaterali da parte dell’azienda, si erano limitati i danni per quanto possibile sulla gestione di Ferie e ROL degli operatori, e si era cercato di inserire iniziative volontaristiche per il mantenimento dell’occupazione.
Nella notte di ieri queste posizioni non sono state condivise da tutti e sono stati fermati i lavori della delegazione aprendo il fronte a possibili iniziative unilaterali da parte dell’azienda.
Quali scenari si prospettano?
Per quanto ci riguarda la situazione è molto chiara, o il sindacato unitamente ai lavoratori decide di non accettare tutta l’impostazione dell’Accordo proposto e quindi partire subito con iniziative forti di lotta, o la delegazione unitariamente, individuati i punti positivi dell’Accordo, lavora per il superamento di quelle che possono essere le preoccupazioni su strumenti solidaristici a tutela dei lavoratori delle aree non operative.
Sul tema chiariamo subito che la SLC CGIL, soprattutto la delegazione napoletana, si è battuta per la tutela di tutti i lavoratori, aree operative e non operative, arrivando a limitare il danno economico eventuale del lavoratore delle aree non operative e salvaguardando in toto le prospettive salariali e occupazionali dei lavoratori delle aree operative.
Ora è il momento delle scelte chiare assumendosi la responsabilità di rappresentare ai lavoratori i 2 percorsi che abbiamo prospettato.
Noi che da sempre stiamo tra i lavoratori condivideremo con loro l’evoluzione di questa vertenza rappresentando i punti di caduta della stessa e decidendo se sarà il caso anche di intraprendere un percorso di lotta se non condivideremo la stipula dell’Accordo. 
Slc Cgil Campania /Napoli e RSU SLC CGIL Visiant Arzano


Rai dovrà contribuire al risanamento dei conti pubblici

Anche la Rai dovrà contribuire al risanamento dei conti pubblici con un “contributo volontario, ma obbligatorio” di 150 milioni di euro dal 2015. La notizia di per se non scandalizzerebbe se quel contributo dovesse - come qualche giorno fa era stato ipotizzato -essere una parte dei 600 milioni circa che il governo potrebbe far recuperare autorizzando la Rai a collegare il Canone alla bolletta elettrica. Ma è' evidente che la impopolarità che deriverebbe d una scelta del genere ha fatto scegliere un'altra strada, quella della riorganizzazione (leggasi riduzione!) delle sedi regionali o peggio ancora quella della vendita di Raiway. Nessun intervento strutturale, nessun obiettivo di salvaguardare il servizio pubblico, semplicemente tagli.
E' evidente che questo rappresenta l'ennesimo attacco alla tenuta della Rai. Vendere Raiway significherebbe colpire al cuore l'azienda, così come chiudere una parte delle sedi regionali significherebbe mettere a rischio posti di lavoro e pluralismo nell'informazione.
E' questo il "si cambia verso?". A noi sembra tutto tristemente già visto!
Noi crediamo che per cambiare verso davvero servirebbe più coraggio per affrontare il tema dell'evasione del canone. Da li sarebbe possibile recuperare 600 milioni circa, necessari per rilanciare un servizio pubblico in grado di competere con quelli degli altro paesi europei e al tempo stesso nelle condizioni di garantire quel "contributo volontario ma obbligatorio" richiesto in questa fase straordinaria.
Per una volta non sarebbero i lavoratori a pagare il prezzo di scelte impopolari e la qualità dei prodotti editoriali e dell'informazione avrebbe qualche garanzia in più.
Ma siamo sicuri di volerlo proprio cambiare questo verso?
Barbara Apuzzo
Slc Cgil Nazionale




18 aprile 2014

Telecom Italia: Il cda conferisce le deleghe


Il cda di Telecom Italia, presieduto da Giuseppe Recchi ha nominato Marco Patuano amministratore delegato della società.
Al presidente risultano attribuiti un ruolo d’indirizzo e supervisione rispetto all’elaborazione e all’implementazione dei piani strategici, industriali e finanziari della società e del Gruppo e delle linee guida dello sviluppo, oltre che la supervisione della definizione degli assetti organizzativi e dell’andamento economico e finanziario; la rappresentanza della società e del Gruppo nei rapporti esterni con le Autorità, le Istituzioni e gli Investitori; la responsabilità organizzativa delle funzioni Legal Affairs, Press Office & Opinion Makers Relations, Public & Regulatory Affairs, Corporate Social Responsibility e la supervisione dell’Audit.
All’Ad - si legge nella nota Telecom - sono conferite la responsabilità del governo complessivo della società e del Gruppo (ivi inclusa la responsabilità di definire, proporre al Consiglio di amministrazione e quindi attuare e sviluppare i piani strategici, industriali e finanziari) e tutte le responsabilità organizzative per garantire la gestione e lo sviluppo del business in Italia e Sud America". L'Ad è responsabile anche delle componenti della funzione Public & Regulatory Affairs che curano i rapporti con  Agcom e Agcm e le corrispondenti autorità estere, coordinandosi con il presidente.
Per quanto riguarda i comitati interni, il cda ha rinnovato  il Comitato per il Controllo e Rischi i Consiglieri di cui fanno parte Lucia Calvosa, Laura Cioli, Francesca Cornelli, Giorgina Gallo e Giorgio Valerio. Per il Comitato per le Nomine e la Remunerazione i Consiglieri sono stati scelti Davide Benello, Flavio Cattaneo, Jean Paul Fitoussi e Denise Kingsmill.
Il cda ha inoltre preventivamente proceduto all’accertamento del possesso dei requisiti d’indipendenza qualificati - secondo le regole del Codice di Borsa Italiana - da parte dei Consiglieri Giuseppe Recchi, Davide Benello, Lucia Calvosa, Flavio Cattaneo, Laura Cioli, Francesca Cornelli, Giorgina Gallo, Denise Kingsmill, Luca Marzotto e Giorgio Valerio. A questo proposito gli stessi consiglieri hanno dichiarato il possesso dei requisiti d’indipendenza ai sensi del Testo Unico della Finanza, che valgono anche per il Consigliere Jean Paul Fitoussi.
Il board ha confermato Piergiorgio Peluso a Chief Financial Officer e Antonino Cusimano a segretario del Consiglio di Amministrazione.
Infine il cda ha aggiornato il calendario di approvazione della relazione trimestrale al 30 marzo, anticipando la riunione dal 13 al 12 maggio 2014 (invariate le date di approvazione della relazione semestrale e della relazione sulla gestione al 30 settembre: rispettivamente 5 agosto e 6 novembre 2014).


Tv: Sindacati, sottoscritto rinnovo Ccnl lavoratori radio e tv private

Il 17 aprile 2014, Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil unitamente alle segreterie territoriali e alle Rsu hanno sottoscritto con Confindustria Radio TV l’ipotesi d’Accordo per aggiornare economicamente il CCNL per i lavoratori delle imprese radio televisive private.
Non si è trattato di una rinnovazione piena, ma della sigla di un “Accordo ponte” che, in risposta alla difficile crisi economica e pubblicitaria che sta colpendo il settore, recuperasse valori economici lasciando pressoché invariata la parte normativa allungando, di fatto, la vigenza del CCNL 2010/2102 al 31 dicembre 2014.
Le parti hanno ribadito che il modello contrattuale rimane quello triennale stabilito dagli Accordi interconfederali, e che l’ipotesi d’accordo sottoscritta conferma ancora una volta la volontà di indicare nel CCNL il riferimento certo cui guardare per garantire diritti, tutele e recupero salariale.
Alla luce di questo a giugno sarà data disdetta dell’intero CCNL per avviare la discussione nei termini previsti. La volontà delle parti sarebbe quella di concludere i lavori in tempo utile per far decorrere il nuovo CCNL 2015/2017 dal 1 gennaio 2015.
A tal fine si è stabilito di dare corso all’attivazione definitiva dell’Osservatorio Nazionale insediando, entro il 30 giugno c.a., le commissioni degli osservatori nazionali che lavoreranno per punti sui temi normativi principali: appalti, mercato del lavoro, aggiornamento figure professionali, formazione, pari opportunità, sicurezza, etc. per iniziare nel più breve tempo possibile il percorso che porterà alla presentazione della piattaforma relativa al rinnovo del CCNL.
In particolare l’Accordo stabilisce aumenti sui minimi:
per le TV: al livello intermedio (5) 260 € di Una Tantum da erogare con le competenze di maggio, 20 € sui minimi sempre con le competenze di Maggio 2014, altri 31 € con le competenze di settembre 2014.
per le Radio: al livello intermedio (3) 182 € di Una Tantum da erogare con le competenze di Maggio, 20 € di incremento dei minimi con le competenze di Maggio 2014, altri 15,7 € con le competenze di Settembre 2014.
Per queste ultime infatti si è chiesto di erogare la tranche maggiore prima.
L’Accordo stabilisce anche l’istituzione, a partire dal 1 gennaio 2015, dell’assistenza sanitaria (Salute Sempre) per i lavoratori delle imprese radiotelevisive che ancora non hanno altre forme di assistenza.
Quest’ultimo punto rappresenta un importante segnale solidaristico tra lavoratori dello stesso settore che però, in forza delle proprie dimensioni, vivono condizioni  economiche e normative assai diverse.
Infine, le parti hanno condiviso di scrivere alle istituzioni per segnalare la gravità della situazione di un settore privo di qualsivoglia forma di ammortizzatori sociali per sollecitare la ricerca di soluzioni al problema, a partire dalla necessità di veder rifinanziata la cassa integrazione in deroga.

Per sciogliere la riserva sull’intesa in questi giorni si svolgeranno le assemblee consultive dei lavoratori interessati.

Call center: Slc Cgil, preoccupante situazione Voice Care su commessa Seat

“Sempre più preoccupante la situazione della Voice Care di Torino, il call center che lavora su commessa Seat e che è stato messo in liquidazione a seguito dei problemi legati al concordato richiesto da Seat e al conseguente mancato pagamento di crediti per circa due milioni di euro - così dichiara Riccardo Saccone, coordinatore Tlc di Slc-Cgil.
“Nonostante la piena disponibilità del sindacato a mettere in campo tutte le azioni opportune al contenimento del costo del lavoro per garantire la piena sostenibilità della commessa Seat, in scadenza a giugno 2015, dobbiamo registrare una chiusura netta da parte aziendale che, francamente, inizia a diventare poco comprensibile.”
“Non ci sfugge il particolare momento di difficoltà vissuto dai customer in outsourcing in questo Paese – prosegue il sindacalista - così come non ci sfugge il ruolo troppo spesso negativo che i grandi committenti, pubblici e privati, giocano nella tenuta complessiva del settore. Quello però che proprio non si comprende è il motivo per il quale non si possa, in presenza di commessa e di volumi stabili ancora per diversi mesi, intervenire per mettere in sicurezza duecento posti di lavoro.”

“Non vorremmo - conclude la nota- che si stia utilizzando questa situazione per intavolare una trattativa commerciale col committente, cosa legittima, anzi auspicabile, purché non ricada sul futuro dei lavoratori. Per parte nostra continueremo a chiedere alla dirigenza di Seat di garantire volumi stabili e a ricordare loro che, alla scadenza della commessa, occorrerà garantire la continuità occupazionale dei lavoratori del Gruppo Contacta\Voice Care e People Care attraverso il prolungamento della commessa stessa o garantendo comunque una continuità contrattuale. Ora è davvero il momento della ragionevolezza e della responsabilità.”

17 aprile 2014

Telecom: Cestaro (Slc Cgil) assemblea rappresenta una svolta, CDA ora deve rilanciare l’azienda

“L’assemblea di Telecom rappresenta una novità assoluta nella storia di Telecom. Dalla privatizzazione, per la prima volta c’è un presidente eletto e legittimato dal voto dell’assemblea e il mercato ha ottenuto più consensi del controllo esercitato di fatto da Telco. Una soluzione che potrebbe portare Telecom a diventare la prima Public Company italiana.” Così Massimo Cestaro, segretario generale Slc Cgil, sul Cda Telecom.
“E’ evidente che i prossimi mesi saranno determinanti in quanto potrebbe sciogliersi il patto di sindacato di Telco e aprirsi la strada alle modifiche statutarie necessarie a prevedere la contendibilità del controllo dell’azienda con norme che garantiscano un’equa rappresentanza all’interno del CDA, superando il controllo di fatto esercitato in questi anni da Telco e all’attenzione dell’antitrust Brasiliano.”
“Un apprezzamento – prosegue il sindacalista – va alla chiarezza con cui l’amministratore delegato è intervenuto sul futuro della società, ribadendo la strategicità della presenza in Brasile, sulla necessità di rilanciare l’azienda a partire dallo sviluppo delle reti di nuova generazione, vera e propria condizione irrinunciabile per far ripartire l’economia dell’intero Paese, e sulla volontà di mantenere la rete all’interno del perimetro aziendale ponendo fine alla inutile discussione che si è registrata nell’ultimo anno.”
“Con queste parole possiamo ritenere definitivamente archiviato il ridimensionamento dell’azienda volto a favorire interessi di singoli azionisti. Sul CDA ricade ora l’onere di operare nel pieno interesse dell’azienda, dell’insieme dei suoi azionisti e di tutti i lavoratori che quotidianamente operano per garantire il funzionamento di Telecom. Per la prima volta il CDA è legittimato a operare svicolato da interessi di parte e dovrà cimentarsi con il rilancio dell’azienda a partire dalla partita che riguarda il riassetto delle telco in Europa e in Italia.”
“Se questi saranno gli obiettivi – conclude Cestaro – potrà avviarsi un lavoro comune nei confronti della politica e del regolatore affinché si determinino le condizioni per implementare gli investimenti nelle reti di nuova generazione adottando normative che aiutino questo processo e non si limitino a proseguire la corsa al ribasso dei prezzi, condizione per la quale nel nostro Paese sono a rischio gli investimenti.”
“I lavoratori e il sindacato si adopereranno sin da subito perché il quadro di riferimento scaturito dall’assemblea degli azionisti favorisca la svolta epocale di realizzare una Public Company, sostenuta già nel corso della privatizzazione,  archiviando definitivamente il sistema delle “scatole” di controllo che hanno determinato, negli anni, le attuali difficoltà di Telecom. Sopravvivono, dentro Telecom, competenze e professionalità che vogliono riportare l’azienda ai fasti del passato: il CDA raccolga la sfida e si occupi del business e non solo della finanza. Troverà  i lavoratori pronti a rispondere.”


16 aprile 2014

Marco Patuano: "Telecom Italia azienda solida proiettata al futuro"

Telecom Italia è un'azienda solida, vitale, concentrata sul futuro, orientata a generare valore per gli azionisti e a farsi interprete e fattore abilitante del progresso tecnologico del Paese, soprattutto riguardo agli obiettivi posti dall'Agenda digitale". Così Marco Patuano, Ad di Telecom Italia, ha aperto i lavori dell'Assemblea di Telecom Italia. Il manager ha ricordato che "la storia recente e' ricca d sfide che abbiamo affrontato con altissimo livello di condivisione".

"Sono convinto - ha dichiarato Patuano - che l'assemblea di oggi costituisca un punto di svolta che ci proietta verso il futuro". L'Ad ha sottolineato che il "dibattito schietto" sulla governance ha consentito di avviare un progetto di rifondazione delle regole e degli assetti interni che pongono Telecom fra i casi di studio a livello internazionale.

Il piano industriale presentato a novembre "ha delineato un radicale cambiamento di prospettiva, ci siamo concentrati su una strategia fondata sugli investimenti e sull'innovazione".  Il rafforzamento di capitale realizzato nel 2013 "ci permette di mantenere un approccio positivo sulla congruità della struttura patrimoniale di Telecom e sulla sostenibilità del debito".

Nel triennio, ha ricorda l'Ad, verranno investiti quasi 14 miliardi di euro, di cui oltre 9 miliardi in Italia: 3,4 mld saranno destinati alla componente innovativa italiana (il doppio rispetto al precedente piano). Al fine di perseguire gli obiettivi "ambiziosi" industriali, unitamente alla riduzione del debito, Patuano ha ricordato poi che il gruppo ha già rafforzato il patrimonio per due miliardi (convertendo da 1,3 miliardi di euro più 700 milioni di euro da vendita Argentina, "di cui abbiamo già incassato la prima tranche"), a cui si "aggiungeranno altre operazioni straordinarie che, perseguendo una logica industriale, incrementeranno la liquidita' del gruppo per ulteriori 2 miliardi di euro e che riguarderanno le torri di trasmissioni mobili in Italia e Brasile, nonché l'infrastruttura di broadcasting televisivo". Riguardo a quest'ultimo punto, Telecom ha recentemente annunciato l'operazione di integrazione tra i Mux di TiMedia, controllata di Telecom e quelli de L'Espresso (ReteA).

"Dobbiamo continuare a puntare sull'innovazione, sull'ammodernamento delle infrastrutture, sulla semplificazione delle reti, sulla selezione di partner d'eccellenza, ma occorre soprattutto investire sulle nostre persone, sui nostri collaboratori: un patrimonio da valorizzare e non un peso di cui doversi liberare - ha sottolineato - Dobbiamo tornare ad assumere giovani e questo significa portare nuove idee in azienda, nuove competenze e nuove energie. Significa trasferire competenze tra generazioni, costruire un ponte tra l'oggi e domani. Significa crescere, avendo un interesse convergente con quello del Paese. Ma qualunque passo verso la crescita deve poter poggiare su di una base solida e questa non puo' che essere una ritrovata armonia dei soci".

"Tim Brasil rappresenta per noi un asset primario", che contribuisce per circa un terzo ai ricavi totali del gruppo e che "deve essere valorizzato, iniziando da una politica di investimenti in frequenze e in tecnologie di nuova generazione", ha sottolineato nel discorso di apertura. Per quanto riguarda la rete, Patuano spiega che il gruppo, con il piano presentato lo scorso novembre, ha "archiviato lo scorporo della rete fissa: forniamo a tutti gli operatori le migliori garanzie in termini di parità di trattamento. "Ci siamo resi disponibili - ha spiegato - a rafforzare il modello dell'equivalence of output, che è già una riconosciuta best practice europea, con l'evoluzione verso l'equivalence of input. Riteniamo che così si possa superare la logica di competition by litigation, posta in essere da alcuni nostri concorrenti e dannosa per tutto il settore".

"Abbiamo archiviato lo scorporo della rete fissa e forniamo a tutti gli operatori le migliori garanzie in termini di parità di trattamento - ha proseguito - Ci siamo resi disponibili a rafforzare il modello di 'Equivalence of Output' che è già riconosciuta best practice europea, con l'evoluzione verso l'Equivalence of Input. Riteniamo che così si possa superare la logica di 'competition by litigation', posta in essere da alcuni nostri concorrenti e dannosa per tutto il settore".

Secondo l'Ad "il semestre europeo di presidenza del consiglio ci offre un'opportunità". "La necessità e l'urgenza di ridefinire politiche regolamentari è al centro del dibattito - ha spiegato - a quello che alcuni hanno definito 'populismo regolamentare' si contrappone una visione che pone al centro l'innovazione e il recupero di competitività". Secondo Patuano è essenziale che il quadro regolatorio, sia europeo, sia nazionale, evolva tenendo conto degli sforzi richiesti in termini di investimenti necessari per raggiungere gli obiettivi fissati dall'Agenda Digitale, consentendo una maggiore flessibilità operativa e una remunerazione degli investimenti in infrastrutture di rete adeguata al rischio sostenuto".

Nel 2013 nel mercato della telefonia mobile "il principale protagonista è stato l'atteggiamento iper-competitivo degli operatori e "l'accelerazione impressa agli investimenti in tecnologie di nuova generazione è funzionale a interrompere la spirale negativa caratterizzata dall'esclusiva attenzione al prezzo - Le offerte commerciali di Telecom saranno le migliori offerte disponibili sul mercato in termini di rapporto qualità-prezzo ma non necessariamente quelle con le tariffe più basse. Questo è il terreno che lasciamo ad altri concorrenti che sulla qualità non sono in gradi di seguire".

"I segnali" per Telecom sul mercato azionario "sono stati decisamente favorevoli, smentendo i timori legati ai presunti effetti del declassamento del rating. "Malgrado tali downgrades - ha detto - Telecom Italia ha confermato la sua piena capacita' di accesso al mercato dei capitali, come dimostrato, tra l'altro, dal successo ottenuto dall'emissione obbligazionaria completata a gennaio e collocata a un costo ben inferiore a quello medio del debito".

Dall'amministratore delegato arriva infine un appello ai soci perché si ricompattino e trovino armonia per il futuro del gruppo. "Questa assemblea - ha affermato Patuano - deve essere il luogo in cui gli azionisti ritrovino la volonta' di ricompattarsi intorno a un progetto, che è il progetto di Telecom Italia". Per traghettare la compagnia verso il futuro, "ogni singolo passo verso la crescita deve poter poggiare su una base solida", ha detto al termine del suo lungo intervento, "e questa non può che essere che la ritrovata armonia tra i soci, condizione essenziale per dare concretezza al futuro di Telecom Italia".

Ancora una volta Telecom Italia ha fatto il "tutto esaurito" all'auditorium di Rozzano: è stato depositato - record anche rispetto all'assise di dicembre (54%) - oltre il 56% del capitale. Anche in questo caso Telco, con il suo 22,5%, sa di aver garantiti i 4/5 dei posti in cda. I gestori dei fondi italiani che hanno presentato una lista con soli tre nomi, sono titolari dell'1,8% ma nelle attese dovrebbero coagulare ben di più andando a insidiare il primato di Telco e per Findim potrebbe riproporsi lo stesso film di tre anni fa quando rimase a bocca asciutta, senza nemmeno un rappresentante in consiglio nonostante il suo 5% (esattamente il 4,989%). Quest'anno Fossati ha presentato 5 nomi e per avere una chance di fare entrare in cda almeno il suo candidato alla presidenza, Vito Gamberale dovrebbe raccogliere consensi per ben più del 6% su cui ad oggi è sicuro di poter contare (5% di Findim e quasi l'1% di Asati).

Oltre a Recchi e Patuano, il cda ridotto a 13 componenti, dovrebbe dare spazio a Tarak Ben Ammar, Jean Paul Fitoussi, la parlamentare britannica e baronessa Denise Kingsmill, l'Ad di Terna Flavio Cattaneo, il presidente onorario di L'Oreal Italia Giorgina Gallo, l'Ad Cartasì Laura Cioli, l'ex manager Rcs Giorgio Valerio, e l'Ad di Zignago Holding Luca Marzotto.

I gestori di fondi (titolari di oltre l'1,8% del capitale) puntano su Lucia Calvosa, forte del suo profilo di accademico di diritto e corporate governance, affiancandole David Benello (ex McKinsey oltre che consigliere di Telekom Malaysia) e Francesca Cornelli (professore ordinario di finanza alla London Business School e direttore del Coller Institute di Private Equity).

La novità sarà comunque la nomina diretta in assemblea del presidente e il paradosso, se Gamberale non dovesse essere nominato in cda, è che il primo motore di questo cambiamento nella governance è stato proprio Fossati.

Oltre alla nomina del cda sono numerosi i punti all'ordine del giorno, che prevede - nella trattazione ordinaria - l'approvazione al bilancio chiuso al 31 dicembre 2013, la distribuzione del dividendo privilegiato alle azioni di risparmio attraverso l'utilizzo di riserve, la lettura della relazione sulla remunerazione, oltre alla discussione in merito al piano di stock option proposto e l'integrazione della remunerazione attribuita al Collegio dei sindaci. La parte straordinaria prevede invece la delega per un aumento di capitale a servizio del piano di stock option e la riduzione della riserva di rivalutazione.

L'assemblea di oggi, comunque vada, sarà uno spartiacque. Dopo anni passati a sciogliere i nodi del debito, a lavorare sulle tematiche di governance e sulla necessità di accelerare gli investimenti sulla fibra potrebbe essere ora il tempo di passare oltre.

Tra gli investitori istituzionali, solo BlackRock partecipa oggi all'assemblea di Telecom Italia con una quota rilevante. Presente anche la Consob tramite i suoi funzionari, con il compito di assistere allo svolgimento dei lavori assembleari e alle votazioni. Per l'ormai "vecchio" cda, oltre all'ad Marco Patuano e al presidente Aldo Minucci, sono presenti Lucia Calvosa, consigliere indipendente, candidata nella lista Assogestioni per il prossimo triennio, Jean Paul Fitoussi (ricandidato lista Telco) e Luigi Zingales, consigliere indipendente che ha deciso di farsi da parte e non ricandidarsi, venendo meno dopo nove anni i requisiti stessi di indipendenza (entrerà nel cda di Eni). Presente anche Dario Trevisan, rappresentante comune degli azionisti risparmio. Tornando ai fondi, secondo le azioni depositate, BlackRock, che a dicembre deteneva oltre il 7,789% di Telecom Italia, è presente in assemblea con una quota pari al 4,823%, in linea cioe' a quanto comunicato alla Consob nel mese di marzo.

Nessun altro azionista risulta avere una partecipazione significativa, dopo che Norges Bank è scesa sotto il 2%. Tra i soci che negli ultimi mesi hanno fatto parte del capitale di Telecom, secondo alcune ricostruzioni, vi sono, oltre a Blackrock e al Governo della Norvegia, The Vanguard group - investitore molto attivo in Italia - con una quota vicino all'1%, Dodge & Cox, Fmr llc, Grantham Mayo van Otterlo, Majedie am e molti altri.


ANTITRUST E AGCOM CONTRO LE OFFERTE SCORRETTE SULLA CONNESSIONE ADSL

Quante volte i consumatori ricevono le proposte di operatori come Infostrada, Tiscali, Telecom o di altre compagnie telefoniche per telefono o via web e l’operatore del call center obbliga a prendere una decisione senza neppure visionare il contratto? Le offerte per telefono di solito sono estremamente vantaggiose con lo scopo proprio di tentare il cliente ad accettare una proposta pur non avendo informazioni complete sull’offerta. Da oggi però modalità non sarà più sufficiente per stipulare un contratto, la semplice accettazione telefonica non basta più.
La firma sul contratto, digitale o fisica, dovrà comunque essere fatta sul contratto. Questo permetterà ovviamente al potenziale cliente di visionare attentamente il documento di accettazione dell’offerta, in modo da rendersi conto immediatamente degli eventuali costi nascosti. Questo però non riguarda solo le offerte accettate per telefono bensì anche tutto quello che viene fatto sul web. Anche semplicemente scegliere una tariffa conveniente per la connessione adsl oppure i contratti di fornitura di elettricità o gas più vantaggiosi tramite una procedura sul web non sarà più sufficiente; il contratto sarà valido soltanto dopo la nostra completa accettazione tramite firma del contratto


Telecom Italia Comunicato Unitario su Sistema "my quality"

COMUNICATO TELECOM ITALIA
In queste ore Telecom sta presentando sui territori un sistema di verifica della produttività in ambito “ASA”. Il sistema, definito “my quality”, è già stato oggetto di un comunicato delle Segreterie Nazionali riguardo ad una sperimentazione unilaterale in ambito Open Access area centro.
Continuiamo a ritenere lo strumento poco utile e, soprattutto, con potenziali “rischi” di controllo a distanza. Ma soprattutto riteniamo molto poco corretto che l’azienda proceda unilateralmente pensando sia sufficiente procedere a colpi di “slides”.
A questo punto diffidiamo l’azienda dal continuare su questa strada e chiediamo l’immediata convocazione della Commissione Controllo a Distanza per analizzare il my quality, sia nella “versione ASA” che in quella Open Access, e l’applicativo “my team”, altro strumento che a nostro avviso ha forti riscontri sul controllo a distanza e la tutela della privacy dei lavoratori.
Invitiamo diversamente Telecom invece di fare “forzature” inutili a convocare, celermente, il tavolo sulla turnistica di ASA.

Le Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL e UILCOM-UIL

13 aprile 2014

Slc Cgil Catania, Direttivo Provinciale: Elezione della Segreteria ed assegnazione Dipartimenti


Venerdì 11 Aprile 2014, il neo-eletto Direttivo Provinciale SLC ha completato gli obblighi Congressuali con la elezione della Segreteria La proposta del Segretario Generale Davide Foti e' stata votata dai 41 dirigenti presenti a scrutinio segreto, ed è stata approvata con 36 voti favorevoli e 5 astenuti.
La nuova Segreteria Provinciale SLC è dunque così composta:
-  Il Compagno Davide Foti Segretario Generale
-  la Compagna LUCIA TORRISI, Segretario all'Organizzazione e all'Amministrazione;
- la Compagna ISABELLA CASSIBBA, Segratario alle Politiche Rivendicative della      Contrattazione e Mercato del Lavoro.
I Dipartimenti sono stati assegnati ai Responsabili dal Segretario Generale come segue:
- TLC, al Compagno Gianluca Patanè
- LIRICA E MUSICA, al Compagno Duilio Belfiore
- TEATRO E PROSA, al Compago Antonino Giardinieri
- RETI ED INFRASTRUTTURE, al Compagno Sciuto Giovanni
- EMITTENZA, al Compagno Francesco Scuderi
- INDUSTRIA E POLIGRAFICI, al Compagno Gianpiero Vasta
- COMUNICAZIONE E WEB, al Compagno Salvatore Moschetto
- SERVIZI CINEMATOGRAFICI, al Compagno Giuseppe Oliva
- COORDINAMENTO ATTORI, al Compagno Aldo Toscano
- POLITICHE DELL'INCLUSIVITA', alla Compagna Desiree Arena
- SERVIZI POSTALI, al Compagno Orazio Civello
- RECAPITI PRIVATI, al Compagno Antonino Gelardi
Alla neo-eletta Segreteria e ai Responsabili dei Dipartimenti un caro augurio di buon lavoro.
Catania, lì 12/4/2014
p. la Segreteria Provinciale SLC CGIL
Lucia Torrisi
Segretario Organizzativo della Slc Cgil di Catania

Nota di redazione:
Nella foto,da sinistra, la Compagna Lucia Torrisi, Segretario all'Organizzazione ed  Amministrazione e la Compagna Isabella Cassibba, Segratario alle Politiche Rivendicative della Contrattazione e Mercato del Lavoro.

Almaviva contact in crisi Situazione sempre più grave

di Maria Teresa Camarda
“Una situazione di assoluta gravità”. È preoccupante il quadro presentato dai vertici di Almaviva Contact all’incontro che si è svolto a Roma con i sindacati. “L’azienda – scrivono in una nota congiunta i rappresentanti dei lavoratori – ha presentato un quadro complessivo molto complicato con un ulteriore aggravio, rispetto al maggio dell’anno scorso, di tutti quei fattori che stanno mettendo in difficoltà Almaviva e tutto il settore”.
Delocalizzazioni, contrazione delle tariffe, calo dei volumi, internalizzazioni: sono questi i fenomeni che stanno mettendo in ginocchio il settore delle Telecomunicazioni e che, nel caso particolare di Almaviva, stanno portando l’azienda ad un situazione che, nonostante il Contratto di Solidarietà in essere, è stata definita dal massimo dirigente aziendale, l’amministratore delegato del Gruppo Marco Tripi, “di assoluta gravità”. “Una condizione, che – come riferiscono fonti che erano presenti alla riunione – in assenza di reali cambiamenti di scenario competitivo in tempi brevi, potrebbe portare a reali difficoltà a garantire la continuità aziendale“.
Delicatissima la situazione delle commesse e delle gare per l’azienda:
Fastweb: dimezzamento dei volumi, problemi cronici di marginalità, parzialmente compensato da Sky-Fastweb.
Sky: volumi in valore, chiusura cosa tecnica su Milano, outbound in netto calo.
Mediaset: esperienza finita.
Comune di Roma: rinnovo fino a giugno 2014.
Alitalia: continuità operativa dovuta alle incertezze degli andamenti del committente, esposizione finanziaria, marginalità, necessità di adottare un nuovo modello operativo.
Trenitalia: possibile internalizzazione.
Allianz: terminata per processo di internalizzazione.
Eni: stabile, in gara nella prima metà del 2014.
Enel: leggera crescita, nuova gara 2014-2015.
Il 2013 si è chiuso con un risultato positivo di 700 mila euro – positività resa possibile solo grazie dal recupero di Irpef ed Irap (“al netto di questo evento, unico, il risultato sarebbe stato negativo”, hanno spiegato) – ma i primi mesi del 2014 hanno già fatto registrare un calo rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
“Un simile andamento – scrivono in una nota le segreterie nazionali di Slc-Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil e Ugl Telecomunicazioni – rende quindi molto complicato la gestione della forza lavoro e dei Contratti di Solidarietà in rinnovo. Per quanto riguarda la gestione del primo anno di Solidarietà l’azienda ha annunciato di aver portato a termine 1233 spostamenti di risorse umane da commesse “scariche” a commesse con volumi sovrabbondanti, (questo dato comprende anche la ricollocazione dei lavoratori in cassa integrazione di Roma). Ma la difficile pianificazione rende, sempre a detta aziendale, non sempre facile la riallocazione di personale per poter arrivare alla percentuale omogenea del 25% su ogni singolo prevista dall’accordo”.
Per cercare di trovare una soluzione, dunque, vertici di Almaviva, sindacati e rappresentanti dei lavoratori si incontreranno nuovamente la prossima settimana. A tale proposito i sindacati hanno richiesto l’istituzione di una Commissione tecnica paritetica, con la presenza delle RSU di tutti i territori, che analizzi, nel dettaglio l’incidenza dei continui cambiamenti sui volumi di attività.
Da parte dei sindacati c’è la massima collaborazione per la definizione di un accordo. “Non sfugge, infatti, al sindacato – scrivono – come la pressione della politica del massimo ribasso, con il conseguente massiccio ricorso al fenomeno delle delocalizzazioni, stia minando alla base quelle aziende che, come Almaviva, hanno deciso di non seguire la folle politica ribassista“.
L’ad Tripi, infatti, avrebbe continuato a ribadire, durante l’incontro, l’intenzione di proteggere i lavoratori italiani. E perchè Almaviva dovrebbe sopravvivere, rispetto ad altre aziende del settore che hanno chiuso i battenti? Perchè – secondo quanto riferito da chi ha partecipato all’incontro – l’azienda ha manifestato l’intenzione, al momento, di accollarsi anche soltanto degli equilibri di bilancio o perdite annue (non superiori a un milione di euro annuo), mentre prosegue la propria politica per il conseguimento di due obiettivi contemporanei all’estero: la vendita di quote delle proprie società, da potere reinvestire in Italia, e l’espansione in altri mercati.
 Maria Teresa Camarda

A volte ritornano: Rizza e Lo Bianco querelano l'avvocato Antonio Fiumefreddo

I giornalisti del Fatto Quotidiano Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza hanno dato mandato all’avvocato dell’Ordine Nino Caleca di querelare il neo assessore regionale Antonino Fiumefreddo, che in un’intervista resa al quotidiano on line Sud Press li ha definiti ‘’portavoce della borghesia mafiosa’’.  Medesima querela e’ stata preannunciata nei confronti del direttore del quotidiano, che ha pubblicato l’intervista sotto il titolo ‘’campagna di fango assassino’’. Lo hanno reso noto gli stessi cronisti in un comunicato nel quale definiscono le parole di Fiumefreddo e il titolo dell’intervista ‘’gravemente lesivi della professionalita’ acquisita in oltre 30 anni di lavoro’’. ‘’Ci auguriamo – hanno concluso Lo Bianco e Rizza – che l’Ordine dei Giornalisti e la Federazione  Nazionale della Stampa facciano sentire la propria voce a tutela dell’esercizio dei diritto di cronaca, anche (e soprattutto) quando quest’ultimo si esprima raccontando fatti e circostanze sgradevoli per chi si appresta a ricoprire pubblici uffici amministrando denaro della collettivita’’’.

10 aprile 2014

Cassazione: riparto dell'onere della prova in tema di licenziamenti individuali

Corte di Cassazione Civile, sezione lavoro, sentenza n. 7108 del 26 Marzo 2014.
A norma dell'art. 5 della legge 604/1966 ("norme sui licenziamenti individuali") grava sul datore di lavoro l'onere della prova in caso di licenziamento per giusta causa o giustificato motivo. Nel caso in cui, come in quello di specie, la giusta causa consista nell'assenza ingiustificata del dipendente dal servizio, al datore di lavoro spetta provare l'assenza stessa nella sua oggettività, ad esempio dimostrando la mancanza delle timbrature o verificando a mezzo di superiori gerarchici l'assenza del dipendente. Sarà invece onere del lavoratore, sanzionato sul piano disciplinare, dimostrare che esistono elementi idonei a giustificare quella determinata assenza dal servizio, per causa a lui non imputabile. La c.d. prova liberatoria è dunque a carico del lavoratore; prova liberatoria che ha senso far entrare in sede processuale solo a seguito di perfezionamento della prova a carico del datore.
Ai fini processuali è sufficiente che il datore dimostri la pacifica assenza del lavoratore dal proprio posto di lavoro. In particolare afferma la Suprema Corte che "non risultano dagli atti del giudizio elementi di prova che dimostrino le assenze asserite dal datore, intese nella loro materialità, essendo peraltro tali assenze contestate nel processo dal lavoratore". Il licenziamento individuale, disposto dal datore appunto per assenza ingiustificata protrattasi nel tempo, impugnato dal lavoratore e dichiarato illegittimo sia in primo che in secondo grado di giudizio, è stato nuovamente confermato dalla Cassazione, la quale ha rigettato il ricorso del datore di lavoro sulla base della logicità e della correttezza di motivazione della sentenza contestata.



Call Center: Dichiarazione Stampa di Michele Azzola

Il comune di Milano effettua una gara, per il servizio 020202, in cui l’importo a base d’asta, che sarà ulteriormente ribassato, non copre neppure il costo del lavoro e Acea, azienda pubblica del comune di Roma, nella gara autorizza e disciplina la delocalizzazione all’estero della attività, è evidente che questo Paese ha perso completamente ogni logica e che le prospettive di uscita dalla crisi resteranno solamente una speranza.
Cosi dichiara Michele Azzola, Segretario nazionale di Slc Cgil in merito alle due gare che disciplinano le attività di Call Center dei due enti Pubblici. Mentre il settore è sottoposto ad una crisi gravissima che mette a repentaglio migliaia di posti di lavoro e il sindacato è impegnato a chiedere alla committenza privata “responsabilità sociale” evitando di incrementare le attività de localizzate all’estero, riscontriamo che enti pubblici scelgono scorciatoie pericolose e irresponsabili.
In questo modo, per risparmiare sul costo del servizio, si carica sulla collettività il costo degli ammortizzatori sociali che saranno di molto maggiori rispetto ai risparmi conseguiti e priveranno di un’opportunità lavorativa centinaia di giovani nell’unico settore che ha offerto prospettive occupazionali negli ultimi anni.
Ci chiediamo che prospettive possa avere un Paese in cui la stessa classe dirigente assume decisioni che aggravano la crisi del Paese facendo crollare i consumi interni e gravando la collettività di costi sociali enormi.
Forse, conclude il sindacalista, Renzi non dovrebbe preoccuparsi, giustamente, di fissare solo un tetto massimo alle retribuzioni dei dirigenti pubblici ma anche di verificare chi lavora nell’interesse del Paese, contribuendo all’uscita dalla crisi, e chi, invece, aggrava le condizioni generali provvedendo ad allontanarli dalla gestione della casa pubblica. Se qualcuno ancora non lo avesse compreso nel mondo dei call center sono in pericolo, oggi non domani, decine di migliaia di posti di lavoro.

Roma, 10 Aprile 2014

COMUNICATO ALMAVIVA

10Aprile 2014
Il giorno 8 aprile si è svolto a Roma l’incontro fra la dirigenza Almaviva Contact e le Segreterie Nazionali, territoriali e le RSU di SLC-CGIL, FISTEL-CISL e UILCOM-UIL e UGL Telecomunicazioni All’incontro erano presenti sia l’Amministratore Delegato che il Presidente del Gruppo.
L’azienda ha presentato un quadro complessivo molto complicato con un ulteriore aggravio, rispetto al maggio dell’anno scorso, di tutti quei fattori che stanno mettendo in difficoltà Almaviva e tutto il settore. Il 2013 si è chiuso con un risultato positivo di settecentomila euro, positività resa possibile solo grazie dal recupero di IRPEF ed IRAP (al netto di questo evento, unico, il risultato sarebbe stato negativo). In generale i ricavi continuano a far registrare un trend in calo ormai dal biennio 2010-2011 sia sul mercato inbound che su quello outbound, con una previsione ulteriormente negativa per l’anno in corso ( un calo medio dal 2010 di circa il 25%). La continua contrazione delle tariffe, il fenomeno delle delocazioni ben lungi dall’essere ridimensionato, stanno portando l’azienda ad un situazione che, nonostante il Contratto di Solidarietà in essere, è stata definita dal massimo dirigente aziendale di assoluta gravità. Una condizione, che, in assenza di reali cambiamenti di scenario competitivo nel settore in tempi brevi, potrebbe portare a reali difficoltà a garantire la continuità aziendale.
In linea generale, per quanto riguarda lo stato delle commesse, l’azienda dichiara una stato di generale calo dei volumi, dovuto da una parte a politiche di reinternalizzazione di attività da parte dei committenti, dall’altro dal perdurare di fenomeni di delocalizzazione massiva. Questa situazione ha una immediata corrispondenza nel perdurare di politiche di drastico contenimento dei costi e delle tariffe da parte delle committenze. La pratica del “massimo ribasso” sta ormai caratterizzando tutte le gare di appalto, ad iniziare da quelle delle pubbliche amministrazioni. A riguardo il Presidente di Almaviva contact ha confermato la ferma volontà aziendale, a partire dalla gara per il servizio di contact center di Milano, di non poter partecipare a gare che non garantiscano il sostenimento del costo del lavoro o addirittura retribuzioni inferiori quelle previste nel Contratto Nazionale delleTLC.
Questo contesto viene reso ulteriormente difficile dalla difficoltà di gestire le programmazioni dei maggiori clienti, costantemente disallineate rispetto alle previsioni. Un simile andamento rende quindi molto complicato la gestione della forza lavoro e dei
Contratti di Solidarietà ( alcuni clienti, soprattutto delle Telecomunicazioni, arrivano a divergenze fra pianificato ed offerto di decine e decine di migliaia di chiamate con andamenti, alle volte schizofrenici, un fenomeno ingestibile per una realtà quale quella di Almaviva con una dinamica dei costi da lavoro subordinato).
Per quanto riguarda la gestione del primo anno di Solidarietà l’azienda ha annunciato di aver portato a termine 1233 spostamenti di risorse da commesse “scariche” a commesse con volumi sovrabbondanti, (questo dato comprende anche la ricollocazione dei lavoratori in cassa integrazione di Roma). La difficile pianificazione rende, sempre a detta aziendale, non sempre facile la riallocazione di personale per poter arrivare alla percentuale omogenea del 25% su ogni singolo prevista dall’accordo. Per far fronte a questa problematica ed ottimizzare la presenza del personale con le curve di traffico i responsabili aziendali hanno avanzato la proposta, per il rinnovo dei CDS ( strumento del quale l’azienda ha comunque sottolineato l’efficacia nell’aver contribuito a gestire il calo dei volumi di molte commesse importanti e il conseguente peggioramento del conto economico), di tener ferma la percentuale massima sul singolo al 25% ma di poter fare il calcolo nell’anno (e non nel mese), prevedendo una percentuale massima su singola commessa e su singolo lavoratore del 40% e con una programmazione mensile, con la previsione di un possibile conguaglio nel caso un singolo lavoratore si trovasse ad aver fatto nell’anno una percentuale maggiore del 25%.
Le OO.SS. dal canto loro hanno registrato con forte preoccupazione la situazione complessiva dell’azienda, sia sotto l’aspetto economico di bilancio, sia per possibili scenari futuri legati al contesto negativo del mercato.
Mai come in questo momento l’intero comparto dei customer care sta attraversando nel Paese una fase di forte criticità che ha già visto la chiusura di molte aziende e sta ulteriormente mettendo a rischio la tenuta di moltissime altre aziende con il conseguente rischio di crisi occupazionali dall’esito imprevedibile. Non sfugge al sindacato come la pressione della politica del massimo ribasso, con il conseguente massiccio ricorso al fenomeno delle delocalizzazioni, stia minando alla base quelle aziende che, come Almaviva, hanno deciso di non seguire la folle politica ribassista, se da un lato porta volumi di attività dall’altro porta velocemente il settore dei customer care verso una condizione di impossibilità a sostenere i costi complessivi d’impresa, alterando semplicemente le più elementari regole della competizione e del mercato. Occorre quindi agire su più fronti: da subito portare tutti gli attori in campo, ad iniziare dal Legislatore, attorno ad un tavolo che dia risposte immediate ad un settore che, è opportuno ricordarlo a tutti, vede occupate decine di migliaia di donne e uomini, spesso nelle zone economicamente più disagiate del Paese. Già nei prossimi giorni il sindacato confederale valuterà tutte le iniziative da mettere in campo per varare un programma di mobilitazione del settore aprendo una vertenza nazionale sui call center.
Sul piano specifico che riguarda Almaviva le OO.SS. non hanno potuto che ribadire quanto del resto già esplicitato con i fatti lo scorso maggio al momento della stipula dei Contratti di Solidarietà, ovvero che la preoccupazione principale è la salvaguardia
occupazionale e la tutela del perimetro di TUTTE LE SEDI DI ALMAVIVA, a cominciare dalla salvaguardia del sito di Palermo.
La consapevolezza della gravità del momento che attraversa l’azienda obbliga tutti alla massima unità di intenti, partendo però dall’assunto che, mai come in questo momento, è indispensabile avere ben presente che non si può scaricare tutto il peso di una situazione le cui responsabilità ricadono su altri soggetti sui soli lavoratori di Almaviva.
Si proverà nei prossimi giorni a capire insieme alle lavoratrici ed ai lavoratori di Almaviva Contact cosa possa essere messo in campo per migliorare i processi organizzativi interni, compreso il diverso allocamento dei CDS, tenendo sempre ben presente che la difesa dell’occupazione deve, necessariamente, essere coniugata con la maggiore sostenibilità possibile dell’organizzazione del lavoro e con la tutela del salario dei lavoratori.
A tale proposito Le OO.SS. hanno richiesto l’istituzione di una Commissione tecnica paritetica, con la presenza delle RSU di tutti i territori, che analizzi, nel dettaglio l’incidenza dei continui cambiamenti sui volumi di attività, ora crescenti ora decrescenti in rapporto all’incidenza della Solidarietà sostenuta dai lavoratori dopo l’Accordo Nazionale dello scorso 30 Maggio.
Sarà opportuno che in questo percorso anche l’azienda si impegni ulteriormente a ridurre, meglio ancora ad eliminare del tutto, quelle rigidità operative che, allo stato attuale, non portano a nulla se non al paradosso di aumentare la distanza con le lavoratrici ed i lavoratori.
Mai come ora il dialogo e le relazioni sindacale, a partire da quelle territoriali, debbono essere messe in cima alle priorità aziendali, evitando di dare messaggi contradditori fra un territorio ed un altro.
LE SEGRETERIE NAZIONALI
SLC-CGIL FISTel-CISL UILCOM-UIL UGL-Telecomunicazioni

Telecom Italia-Sky: la pay tv viaggerà su banda larga

Telecom Italia ha siglato una partnership strategica con Sky Italia per la vendita su tutta la rete broadband dell'offerta Sky. Dopo le indiscreazioni trapelate già dalla mattina dall'agenzia di stampa Bloomberg arriva la conferma in un comunicato delle due società.
L'accordo consentirà ai clienti di Telecom di accedere all'intera offerta televisiva di Sky attraverso le reti ultrabroadband con un decoder My Sky Hd appositamente realizzato per la tv via Internet. A partire dal 2015 i clienti consumer di Telecom potranno così usufruire di un'offerta Sky equivalente, in termini di contenuti, servizi e pricing, a quella disponibile via satellite. La partnership, spiega una nota dell'azienda telefonica italiana, conferma l'importanza industriale per le due società nell'operare nel mercato dell'intrattenimento mettendo in sinergia i rispettivi asset e le competenze, anche in un'ottica di sviluppo della banda larga nel paese. L’offerta Sky diventa l’elemento chiave della strategia ultrabroadband di Telecom Italia e l’accesso alla rete di nuova generazione permette a Sky di beneficiare di un’ulteriore piattaforma distributiva per i suoi programmi.
"L'accordo con Sky - ha commentato Marco Patuano, amministratore delegato di Telecom - si inserisce nell'ambito della strategia di Telecom che individua nell'offerta di contenuti premium un elemento di valorizzazione delle proprie infrastrutture di rete di nuova generazione. Siamo fortemente convinti, infatti, che uno dei principali driver del nostro business sia rappresentato dallo sviluppo dei servizi innovativi, in particolare nell'entertainment per il mercato consumer. Questa partnership, che consente ai nostri clienti di accedere alla più ricca offerta pay disponibile sul mercato, ci rende particolarmente soddisfatti in quanto realizza un nuovo modello industriale per la fruizione di contenuti audiovisivi grazie alla competenza tecnologica di Telecom e al know how editoriale di Sky".
L'accordo ha una valenza strategica anche per Sky, perché rende disponibile anche su banda larga la totalità della sua offerta di programmi e servizi esclusivi - a partire dall'alta definizione e alle tante funzionalità del My Sky Hd - permettendo di allargare il bacino commerciale della pay tv e di aprirsi a una fetta di mercato nuova rappresentata da potenziali abbonati che non hanno la possibilità di installare una parabola (per esempio, famiglie residenti nei centri storici delle città d'arte).
"Fino ad oggi il satellite è stata l'unica tecnologia in grado di portare tutta la ricchezza della nostra offerta nelle case italiane, garantendo quegli standard di qualità che da sempre sono associati al brand Sky", ha dichiarato Andrea Zappia, amministratore delegato di Sky Italia. "Siamo quindi molto soddisfatti di questo importante accordo che, grazie alla rete ultrabroadband di Telecom Italia e alla possibilità di sviluppare una piattaforma Iptv di nuova generazione, ci permette di assicurare anche via internet l'eccellenza della user experience Sky, con l'Alta Definizione, l'on Demand e tutte quelle funzionalità che arricchiscono l'esperienza di visione, a partire dal My Sky Hd. Siamo convinti che la partnership con Telecom Italia rappresenti una grande opportunità per allargare il bacino di clienti della pay tv nel Paese, portando l'offerta Sky anche nelle case di tutte quelle famiglie che non avevano potuto finora avervi accesso e creando così nuove motivazioni per provare l'unicità della tv di Sky".
L’offerta Sky sarà primariamente rivolta ai clienti che hanno un collegamento in fibra ottica e rappresenterà un driver allo sviluppo dell’ultrabroadband. Grazie alle capacità trasmissive della fibra ottica, con connessioni a partire da 30 Megabit/secondo, Telecom Italia porta alla propria clientela le proposte di Sky, la prima pay tv italiana, che offre una programmazione ricca di contenuti esclusivi e di qualità: le grandi property di Sky Sport, con la Formula 1, la MotoGP e la Champions League 2014-15; il meglio del Cinema, dell’intrattenimento e delle Serie TV da tutto il mondo, con il nuovo canale Sky Atlantic Hd.
Nell'ambito della partnership fra Telecom Italia e Sky, si rafforza anche l'offerta Cubovision che offrirà in mobilità nuovi contenuti di pregio Sky. Dopo il successo delle Olimpiadi Invernali di Sochi e l'ottima accoglienza per il Campionato Mondiale di Formula 1, infatti, i clienti Tim potranno accedere su tablet e smartphone anche all'informazione di Sky Tg24. A breve l'offerta si arricchirà di nuovi contenuti targati Sky.
Ieri Telecom Italia Media e il gruppo L'Espresso hanno firmato gli accordi per l'integrazione delle rispettive attività di operatore di rete e tv digitale terrestre. Unendo le loro frequenze Tv, le due aziende creeranno un'infrastruttura di digital broadcasting in Italia che le aziende rivali potranno affittare per distribuire i loro canali.
A sua volta la divisione italiana di Vodafone, rivale di Telecom Italia, questo mese ha collaborato con Mediaset per offrire film e show televisivi sul suo servizio web on-demand Infinity.
“Il primo obiettivo per un carrier telefonico oggi è aggiornare le reti e trasformarsi in una piattaforma per servizi ad alto valore", ha affermato la scorsa settimana Patuano.

Fox, proprietaria di Sky Italia, sta espandendo le sue attività di pay-Tv in Europa: l'anno scorso ha acquisito il controllo del provider tedesco Sky Deutschland.

08 aprile 2014

Libertà di informazione in Turchia - Odg V Congresso Nazionale Slc Cgil

L’attacco alla democrazia e alla libertà di espressione attualmente in atto  in Turchia è di intollerabile gravità,  e necessita di una netta condanna da parte di tutte le  forze democratiche. Molti editori, autori, traduttori, giornalisti e lavoratori del settore delle comunicazioni sono attualmente sotto processo per reati legati alla libertà di espressione. Anche la libera espressione di opinio...ni sulle piattaforme mediatiche, Twitter, Youtube, Facebook, è minacciata da recenti leggi restrittive.
Per tale motivo le delegate e i delegati al V° Congresso Nazionale SLC CGIL si uniscono a scrittori e intellettuali di molti paesi (tra i quali il premio Nobel Orhan Pamuk, Salman Rushdie, Gunter Grass e altri), alle rappresentanze nazionali del Pen Club e alle associazioni nazionali degli scrittori, aderendo all’appello lanciato dal PEN INTERNATIONAL alle autorità della Turchia, affinché venga “rispettata la libertà di espressione come diritto umano universale e fondamentale, e affinché tutti i cittadini possano esprimersi liberamente, senza timore di censure o punizioni. (…) Un libero scambio di idee è essenziale per la democrazia, così come per la creatività, l’empatia e la tolleranza”. Il pluralismo e la libertà di esprimersi e informare rappresentano per noi un valore irrinunciabile. Per tale motivo chiediamo altresì al governo italiano di intervenire per ristabilire la libera circolazione dell’informazione in Turchia. L’attacco alla democrazia e alla libertà di espressione attualmente in atto in Turchia è di intollerabile gravità, e necessita di una netta condanna da parte di tutte le forze democratiche. Molti editori, autori, traduttori, giornalisti e lavoratori del settore delle comunicazioni sono attualmente sotto processo per reati legati alla libertà di espressione. Anche la libera espressione di opinio...ni sulle piattaforme mediatiche, Twitter, Youtube, Facebook, è minacciata da recenti leggi restrittive. Per tale motivo le delegate e i delegati al V° Congresso Nazionale SLC CGIL si uniscono a scrittori e intellettuali di molti paesi (tra i quali il premio Nobel Orhan Pamuk, Salman Rushdie, Gunter Grass e altri), alle rappresentanze nazionali del Pen Club e alle associazioni nazionali degli scrittori, aderendo all’appello lanciato dal PEN INTERNATIONAL alle autorità della Turchia, affinché venga “rispettata la libertà di espressione come diritto umano universale e fondamentale, e affinché tutti i cittadini possano esprimersi liberamente, senza timore di censure o punizioni. (…) Un libero scambio di idee è essenziale per la democrazia, così come per la creatività, l’empatia e la tolleranza”. Il pluralismo e la libertà di esprimersi e informare rappresentano per noi un valore irrinunciabile. Per tale motivo chiediamo altresì al governo italiano di intervenire per ristabilire la libera circolazione dell’informazione in Turchia.

Pd, conferenza di programma: "C'è fame di lavoro"


http://catania.livesicilia.it
CATANIA. “Nel primo bimestre di quest’anno sono stati autorizzati in Sicilia già 3,9 milioni di ore di cassa integrazione, e i lavoratori che resteranno privi di protezione si aggiungeranno alle 75 mila persone che hanno perso il lavoro nel 2013, la disoccupazione per quest’anno è prevista in salita del 23,1%, dieci punti in più del dato nazionale. Il prodotto interno lordo è fermo allo 0,6 per cento e i consumi sono in calo del 12%”.

Questa la fotografia scattata dalla deputata nazionale Luisa Albanella componente della Commissione Lavoro alla Camera a cui è stata affidata la relazione alla prima Conferenza Programmatica Provinciale organizzata dal Partito Democratico di Catania che non ha mancato di fare arrivare la solidarietà ai lavoratori della società Micron che hanno occupato la sala consiliare del comune di Catania. “E’ un’azienda che licenzia pur non essendo in crisi e decide di delocalizzare– ha commentato Albanella –noi abbiamo chiesto alla Regione e al Governo nazionale cosa intendono fare per lo sviluppo nella microelettronica nel nostro territorio” . “Il PD riparte dal tema del lavoro per il suo valore sociale, per ridare dignità alle persone” ha detto la parlamentare democratica chiamata dal presidente della Commissione Lavoro Cesare Damiano, oggi presente a Catania, a guidare l’indagine conoscitiva sullo stato dei Call Center, una delle piaghe del cattiva occupazione nel nostro territorio etneo, un settore per il quale è necessario garantire l’occupazione, diritto alla privacy dei clienti, ma anche intervenire sulle procedure di gare al massimo ribasso con l’utilizzo degli incentivi che le aziende non hanno utilizzato per l’occupazione ma avere sgravi fiscali”.

“La conferenza programmatica parte dal lavoro perché sappiamo quanto grande sia la fame di lavoro – ha introdotto il segretario provinciale Enzo Napoli – significa ragionare sulle leve che possono incidere sullo sviluppo locale e fare in modo i nostri giovani comincino ad alimentare la speranza di rimanere nella propria terra e trovare qui la propria realizzazione di vita”. Dai temi locali a quelli regionali e nazionali e sull’Europa gli interventi sul palco sono stati tanti. E proprio dall’Europa è partito il presidente Cesare Damiano nella sua analisi.

“L’Europa dell’Euro non ci basta più, del rigore a senso unico, ma vogliamo gli Stati uniti d’Europa, per la crescita e l’equità sociale. Fa bene Renzi a ingaggiare un braccio di ferro con l’Europa per cambiare indirizzo perché il troppo rigore può far morire l’economia e quindi l’occupazione. L’Italia deve scegliere una strada di crescita dell’economia: questa è la parola d’ordine fondamentale. Bisogna far crescere il paese altrimenti pur cambiando le regole del lavoro non si crea un solo “occupato” in più. Innanzitutto aiutando le imprese, e questo il governo lo sta facendo, con lo sconto dell’Irap del 10 %, con l’energia a basso costo per le medie imprese, e con la restituzione dei premi Inail per le aziende virtuose. E poi intervenire sul lavoro: aumentare le buste paga per farle valere di più perché si darà spazio ai consumi, del ceto medio del lavoro, dei 1500 euro al mese. Sulle regole del lavoro stiamo discutendo per modificare il decreto attualmente in discussione alla commissione Lavoro”.

“Diritto al lavoro e diritto futuro sono le precondizioni per parlare di sviluppo e democrazia – ha commentato la deputata regionale Concetta Raia – tre i punti: le regole da sole non bastano, servono investimenti, una parte dei non può essere sottoposta al patto di stabilità; sfruttare i fondi europei sui quali siamo in ritardo di due anni, ci sono in ballo 6 miliardi di euro che potrebbero dare una marcia in più per creare la buona occupazione; in ambito di riforme intervenire sulla burocrazia che rallenta la possibilità di creare opportunità”.

“La nostra Regione è in piena desertificazione produttiva – ha detto il parlamentare Giovani Burtone – la questione meridionale deve tornare nell’agenda del paese e del Governo, perché qui abbiamo una condizione ancora più grave rispetto al Nord perché non possiamo reggere una economia solo con la grande distribuzione con gli effetti distorti che essa ha prodotto, serve lavoro buono”. Presente anche il deputato regionale Gianfranco Vullo.

E di problema meridionale ha parlato anche il deputato Giuseppe Berretta per il quale “non servono politiche indifferenziate per tutto il paese”, invocando la delega come percorso utile e un impegno complessivo del Pd che tenga conto della specificità meridionale e siciliana. Il rapporto Svimex sottolinea in maniera in Sicilia e a Catania, dove esiste una “effervescenza imprenditoriale”, i giovani non chiedono assistenza ma opportunità e un’amministrazione che funzioni con sostegni concreti, fiscali e contributivi, ma anche sui nuovi mercati “su cui- ha aggiunto Berretta – la Regione ha ruolo decisivo”. Non sono mancati i riferimenti poi, al governo regionale.


“Il governo Crocetta è in momento di stallo – ha sottolineato Concetta Raia – e deve sbloccare la situazione abbiamo una grande opportunità per la prima volta di vincere le elezioni però dobbiamo rilanciare altrimenti perdiamo l’occasione”. “Abbiamo bisogno di atti concreti – ha continuato Berretta – di un nuovo patto di coalizione”. “Sulla disoccupazione giovanile il provvedimento Giovani del governo Crocetta va aggiustato – ha spiegato Albanella – La nuova programmazione 2014-2020 sarà un’opportunità importantissima che non può essere sprecata; va ampliata la politica territoriale, sull’innovazione e la internazionalizzazione”.

Lavoro e call center

di Anna Rita Leonardi
Viviamo in un’epoca strana, non c’è che dire. Viviamo nell’epoca della fretta, dell’incertezza economica, del disordine sociale e morale.
Troppo spesso ci troviamo a dover passare le nostre giornate nell’eterno scontro tra ciò che “è giusto” e ciò che in realtà “esiste”. Prendete ad esempio il mondo del lavoro, o per meglio dire il mondo della disoccupazione. E’ un mondo che conosciamo da anni ormai, ci conviviamo, è diventato quasi uno di famiglia; ormai le signore per strada quando si incontrano non si chiedono più “che lavoro fa tuo figlio?” ma “tuo figlio da quanto tempo è disoccupato?”.
Eh si perchè siamo entrati in questo circolo vizioso dal quale sembriamo non poterne uscire. E badate, non è colpa solo della cattiva legislazione di questi anni…la colpa è anche di chi, nel mondo del lavoro, specula sulla vita degli altri.
Di cosa parlo? Ve lo spiego subito, e per farlo aprirò con voi la pagina delle informazioni personali, attingendo dalle mie esperienze o da quelle di cui sono a conoscenza.
Oggi, ad esempio, leggevo i giornali e prestavo attenzione alle ultime notizie dal mondo politico. Una in particolare ha catturato la mia attenzione: < Il viceministro per l’Economia Enrico Morando annuncia: “Si potrebbe fare una legge sul salario minimo che preveda il carcere per i datori di lavoro che non la rispettano”.
“Ottimo”- ho subito pensato – “finalmente nel mondo del lavoro si muove qualcosa”. Improvvisamente una telefonata della mia amica Maria. Rispondo e dopo i primi convenevoli capisco il motivo di quella improvvisa telefonata: < Anna, ti ho chiamata perchè voglio metterti al corrente di una storia che mi è successa qualche giorno fa. Tu sai che sono da temo discoccupata, ed ho sempre mandato curriculum e fatto lavori saltuari. Due giorni fa mi chiamano per un colloquio in una società che, almeno dal sito internet, si presentava come un’azienda di marketing e consulenza. Io mi sono presentata al colloquio, animata da spirito propositivo e da grandi aspettative, ma purtroppo la gioia di questa possibile opportunità si è subito spenta quando mi sono accorta che io quel posto…lo conoscevo già. Eh si perchè, giusto un anno in quello stesso edificio, nello stesso appartamento esisteva un’altra società, con nome diverso, per la quale avevo già prestato servizio e dalla quale ero dovuta scappare perchè, dopo 1 mese di lavoro, mi era stato corrisposto uno stipendio (se così possiamo definirlo) di 32 euro. Stranita e confusa decido comunque di entrare e mi ritrovo di fronte LO STESSO PROPRIETARIO dell’anno prima che mi invitava ad entrare.
Lui ovviamente non si ricordava di me; io mi sono presentata normalmente e mi sono messa ad ascoltare ciò che mi proponeva.
Lui, ignaro del fatto che io sapessi chi fosse, ha cominciato a raccontarmi di essere il nuovo titolare di questa azienda e di averla rilevata da una precedente gestione fallimentare (in realtà, come ti ho detto, il titolare è sempre stato lui) che aveva prodotto così tanti debiti da costringere il vecchio proprietario a vendere. La mansione da ricoprire era un dannatissimo lavoro di vendita al telefono (ancora e solo call center, come se in Italia non ci fosse altro!) per 5 ore al giorno in turni da stabilire. Ma questo non è nulla, è al momento di discutere della retribuzione che arriva la parte peggiore. Lui mi spiega che “secondo la legge” il mio salario minimo dovrebbe essere di 600 euro (inteso come “fisso mensile”) più gli eventuali premi di produzione. Tuttavia lui, da POVERO PICCOLO IMPRENDITORE non avrebbe mai potuto garantirmi quello stipendio, perchè “se io durante il mese avessi prodotto un introito per l’azienda del valore di 300 euro, per arrivare a 600 euro al mese i soldi del mio stipendio li doveva prendere di tasca sua”.
Infine, per quanto riguarda l’inquadramento contrattuale lui “non poteva assolutamente rispettare la legge e assumermi a tempo indeterminato, perchè non poteva economicamente pagarmi i contributi, non sapendo se io, in futuro fossi stata adatta per quel lavoro”…l’unica cosa che MAGNANIMAMENTE poteva fare era, forse, registrarmi DOPO QUALCHE MESE con un contratto a progetto.
Morale della favola: 5 ore di lavoro al giorno per 200 euro al mese (DUECENTO EURO di stipendio) con un X contratto, senza nessuna garanzia nè tutela, senza contributi nè supporto.
A quel punto, cara Anna, non ci ho visto più. Ho detto al tizio che rifiutavo il lavoro e che, avendo già “lavorato” in quel posto l’anno prima sapevo benissimo che il titolare dell’azienda era sempre stato lui e che avevo già visto quale fosse la sua “serietà” e come intendesse trattare i dipendenti (ricordandogli come ti ho già detto, che dopo un mese di lavoro mi pagò con un assegno di 32 euro, dicendo che c’erano stati dei problemi con i contratti da me fatti). Mi sono alzata e sono andata via inorridita. Cara Anna, la situazione italiana è questa, rischiamo di morire di fame e di non riuscire a crearci un futuro, anche perchè ci sono personaggi come questi che cercano di approfittare del bisogno e della disperazione della gente”.
Cosa c’è da aggiungere a quanto vi ho raccontato? Molto, ma sempre troppo poco…perchè queste vicende sono ormai all’ordine del giorno e non esiste, ancora oggi, una tutela reale per chi cerca lavoro.
Allora io approfitto di questo spazio per denunciare, ancora una volta, queste situazioni e per chiedere a chi di dovere (al premier Renzi ed ai ministri tutti) di intervenire SUBITO e CON FERMEZZA su questa piaga sociale.
I cittadini hanno bisogno di lavoro, ma hanno anche bisogno che questo lavoro sia dignitoso e che sia regolamentato da norme certe, prevedendo punizioni esemplari per tutti quelli che si macchiano dei reati come quelli sopra citati che, perdonatemi l’affermazione forte, rasentano lo sfruttamento. Nessuna società può crescere in questo modo, nessun giovane può costruirsi una vita senza un lavoro degno di questo nome e nessun Governo sarà mai efficiente se non si impegna concretamente a RISOLVERE questi gravi problemi.

di Anna Rita Leonardi (Direz. PD Reggio Calabria – Resp. PSE Calabria)