13 luglio 2016

Comunicato ai Lavoratori Tim del 13 luglio 2016

Roma, 13 luglio 2016
Il “noviziato” è finito … ora TIM deve iniziare a rispondere!!!
Da circa quattro mesi il nuovo gruppo dirigente di TIM si è insediato nei nuovi ruoli.
Da allora si stanno susseguendo strappi continui nella gestione dei rapporti con il personale con una indisponibilità ad aprire un confronto che possa permettere una gestione condivisa dell’attuale fase di trasformazione.
In prima battuta l’azienda ha deciso di non erogare il Premio di Risultato, non avviando la verifica, prevista dalle intese sottoscritte, sulle voci straordinarie che hanno impedito il raggiungimento del target sull’Ebidta.
Poi l’intervento sui tecnici di rete, per i quali invece di affrontare la tematica relativa alla franchigia e alle novità introdotte dalla sentenza della Corte di Giustizia europea, che apre un contenzioso potenziale di svariate decine di milioni di euro, l’intervento aziendale si è concentrato sulla necessità di rifornirsi di carburante ai self service per contenere il costo della benzina.
A questo si aggiunge la confusione sulla gestione della rete in cui l’indefinita posizione aziendale sta determinando le condizioni per cui AGCom ha proposto un procedimento per il quale gli operatori telefonici alternativi (OLO) potranno decidere unilateralmente di assegnare guasti e rilascio di nuove linee telefoniche a imprese esterne di loro fiducia, creando le condizione per avere migliaia di esuberi.
Mentre tutto ciò si consuma il lavoro dei progettisti viene esternalizzato penalizzando competenze e aumentando i costi complessivi dell’azienda.
Poi la spinta sul Job Center, in cui l’azienda unilateralmente e senza nessun confronto dichiara di avviare uno strumento per la gestione di 1200 eccedenze senza nessuna verifica né sul numero di dettaglio degli esuberi né sui criteri di selezione del personale coinvolto.
CARING Tecnico e Commerciale: persistono pressioni, a partire dagli addetti del caring commerciale che hanno tempi di lavorazione sempre più frenetici a quello tecnico (ASA ASO) dove, l’ampliamento degli organici viene effettuato con metodologie estremamente discutibili e da noi assolutamente non condivise. Si ricercano le risorse da inserire in questo settore coinvolgendo personale che, per vari ed oggettivi motivi, non è nelle condizioni di sopperire alle necessità aziendali, in un contesto dove
l’applicazione di una turnistica, unilaterale, vede ormai da troppo tempo un forte sbilanciamento nelle fasce serali con notevoli disagi per tutto il personale ed in particolare per le Donne.
Nel settore commerciale regna sovrana la confusione, non sono chiare le situazioni di “obiettivi” e “trasfertistica”. Temi anche questi “ sensibili” per il positivo andamento dell’azienda.
Ora le Ex Festività, per le quali l’azienda era partita unilateralmente su una programmazione obbligatoria dei permessi maturati o in maturazione nel 2016. Dopo un breve confronto con i responsabili aziendali era stato garantito che non si sarebbe proceduto a forzature contrattuali. Puntuale come sempre la smentita e in data odierna i responsabili della struttura personale hanno inviato una mail in cui si minaccia la programmazione coatta, calpestando completamente quanto previsto dal ccnl, laddove il dipendente non proceda a effettuare la programmazione entro il 18 luglio p.v..
E’ evidente che non siamo in presenza di errori o leggerezze commesse a causa della scarsa conoscenza delle regole del settore o dell’azienda. Il “noviziato” è finito.
In realtà i nuovi vertici stanno dimostrando di voler gestire l’azienda in piena autonomia precostituendo le condizioni per realizzare i risparmi ipotizzati in C.d.A. per conseguire i premi aggiuntivi alla retribuzione previsti per il management e non affrontare in maniera strutturata e responsabile la dinamica della riduzione dei costi.
E se per realizzare questo obbiettivo è necessario calpestare le regole, violare il contratto e pretendere che i dipendenti rinuncino ai loro permessi obbligandoli a programmarli senza consapevolezza (i permessi servono per la gestione dei problemi quotidiani dei famigliari, dei figli) poco importa.
Tutto questo ha portato il clima interno all’azienda a diventare insostenibile.
I lavoratori di TIM, in rispetto al contratto di lavoro, non sono tenuti a programmare e pertanto ribadiamo che chi non intendesse procedere a programmare le ex festività non è tenuto a farlo, laddove l’azienda procedesse, in violazione al ccnl, a effettuare una programmazione coatta invitiamo i lavoratori a rivolgersi al sindacato per avviare un contenzioso legale che faccia recedere TIM da presupposti sbagliati.
Il giorno 26 di luglio sarà eletto il coordinamento delle RSU. Nelle prossime ore sarà inviata all’azienda la lettera con tutti i temi aperti con l’azienda e laddove non vi fosse immediato riscontro sarà inevitabile aprire una fase di forte conflittualità che ripristini il rispetto delle regole.
Nel frattempo sono state aperte le procedure di raffreddamento previste dalla legge 146/90 per consentire la proclamazione dello sciopero
Le Segreterie Nazionali

SLC-CGIL FISTEL-CISL UILCOM-UIL.

12 luglio 2016

COMUNICATO SINDACALE TIM

Lunedì 4 luglio 2016 si è tenuto a Palermo l’incontro fra la RSU Sicilia, congiuntamente alle Segreterie Regionali Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil e la nuova struttura HR di Tim.

         L’azienda ha presentato un nuovo piano di efficientemento legato alla riqualificazione di 1500 risorse in ambito nazionale.
Il piano ha l'obiettivo di ridurre del 10% l'utilizzo del personale impiegato in attività indirette verso attività dirette, alcune già svolte da nostro personale altre da internalizzare.
Per farlo viene creata una sorta di “cabina di regia” chiamata “job center” che avrà lo scopo di individuare sia le risorse sia le attività.
L'azienda non ha fornito le specifiche territoriali del progetto per cui non sappiamo l'impatto sul nostro territorio, smentendo già da subito gli impegni presi per iscritto qualche giorno fa con la firma del protocollo di relazioni industriali (pag.8 cap.ver.4).

Se nella nostra azienda si attivano processi di riqualificazione professionale parallelamente ad internalizzazioni di attività, il sindacato non può che essere favorevole, perché si scongiurano pericoli di ulteriori ricorsi ad ammortizzatori sociali inutili e dannosi, ma le recenti esperienze ci portano a dire che Tim per realizzare questi virtuosi processi deve per lo più vincere le resistenze interne di radicati gruppi di potere che le critiche del sindacato!

Ne sono prova le ultime dichiarazioni rese in plenaria (11 marzo 2016) dall’ormai ex capo del personale Di Loreto, che parlando di Open Access l’ha definita, non a caso, come “un’azienda dentro l’azienda”!

Per questo, il sindacato siciliano ha proposto all’azienda che i rappresentanti dei lavoratori partecipino attivamente a questo progetto, dando l’opportunità ad essi, sia di presentare proposte di attività da internalizzare, che di monitorare se gli annunci rispondano ad atti concreti.

Non avendo avuto alcuna apertura da parte aziendale alle istanze rappresentate, il sindacato siciliano ritiene che la misura sia colma!

Non c’è più spazio disponibile ad accettare qualsivoglia azione aziendale “sulla Fiducia”.

Il patto di fiducia con TIM si è rotto già da un pezzo e non sono stati certo i lavoratori a spezzarlo, visto e considerato che in questi anni hanno accettato numerosi sacrifici:

Orari di lavoro e reperibilità: Troppe decisioni unilaterali, spesso prese senza criterio e con estrema incompetenza.

Ex Festività: L’atteggiamento assunto dall’azienda è provocatorio, vessatorio e strumentale.

P.D.R.: Riduzione negli anni scorsi, taglio totale quest’anno a fronte di migliaia di euro pagati a dirigenti e funzionari, obiettivi che nascono di natura politica e vengono disattesi. Spese telefoniche: Emergono criticità oggettive, neanche il peggiore dei clienti merita di essere trattato come Tim sta trattando i propri dipendenti.

Politiche di riduzione di costi insensate: Spegnere alcune Stazioni Radio Base in determinate località equivale a consegnare i nostri clienti alla concorrenza.

Relazioni Industriali: Va bene la ricomposizione in HR ma ci sono troppe limitazioni politiche.

Ambiente e Sicurezza: La stragrande maggioranza delle segnalazioni dei nostri RLS sono trattate con poca serietà e rimandate nel tempo.

Capitolo Appalti: Pur avendolo ripetutamente richiesto, non ci sono mai stati forniti i dati del volume di attività e soldi che in questa regione sono dati in appalto, secondo quanto previsto dall’art.53 del CCNL delle TLC.

Tim rimanda sempre al livello centrale ma il sindacato siciliano ha il diritto ma anche il dovere di conoscere, in una regione dove il malaffare è sempre dietro l’angolo, come e dove vanno a finire soldi e lavoro.

In particolare in questo momento che nella nostra regione si stanno realizzando i progetti di Banda Larga e Banda Ultra Larga con i finanziamenti europei (fondi FesR).

Non è sopportabile per noi avere i nostri lavoratori, in particolare si chi occupa dell’esercizio e manutenzione della Rete Alta (Tx, Cx, RD), senza lavoro e contemporaneamente assistere al fiorire di dubbie imprese di subappalto che si occupano esattamente di Rete Alta.

È chiara oramai la strategia aziendale, tenere la crisi dentro l’azienda per mantenere gli aiuti di stato e giustificare impopolari manovre.

Non c’è la rottura delle Relazioni Industriali siamo ben oltre!

Il Sindacato Siciliano si assume la responsabilità, a partire da subito, di denunciare

 in ogni dove tale insostenibile situazione dai piccoli temi ai grandi temi, nel rispetto del mandato conferitogli dai lavoratori di Tim spa nelle recenti consultazioni per il rinnovo della Rappresentanza.

Rivolgiamo il nostro appello a tutti i lavoratori di TIM,  a non abbandonarsi ad inutili fatalismi:

“Noi siamo ciò che decidiamo di essere!”



Palermo 7/7/2016


Le Segreterie Regionali Sicilia
SLC CGIL FISTEL CISL UILCOM UIL

e Le RSU Sicilia

14 giugno 2016

TIM: Comunicato unitario incontro AD 10 giugno 2016

COMUNICATO AI LAVORATORI E ALLE LAVORATRICI DI TELECOM ITALIA
Venerdì 10 giugno u.s., si è tenuto l’incontro con l’Amministratore Delegato di Telecom, Flavio CATTANEO, il responsabile delle Risorse Umane, Francesco MICHELI, e il responsabile delle Relazioni Sindacali, Onofrio CAPOGROSSO, con i Segretari Generali e Nazionali di SLC CGIL, FISTEL CISL, UILCOM UIL sulla base della richiesta di incontro formalizzata dalle OO.SS nei giorni precedenti.
In apertura l’Amministratore ha voluto toccare i principali temi che coinvolgono l’azienda, tracciando uno scenario complessivo degli impegni che contraddistingueranno i prossimi interventi.
In particolare si è soffermato sul taglio di costi, 1,6 miliardi di euro nel prossimo triennio, approvato dal Consiglio di Amministrazione.
CATTANEO ha sottolineato come, in questa prima fase, i tagli di spesa non andranno ad incidere sul costo del lavoro se non per quanto già stabilito, focalizzandosi soprattutto sui costi commerciali, sul migliore e minore utilizzo di fornitori in ambito informatico, sulla revisione dei contratti commerciali, su una diversa collocazione per le spese di pubblicità e una rivisitazione complessiva delle spese sostenute per i fornitori esterni e per l’acquisto di energia e servizi.
Inoltre, ha dichiarato che è in corso una profonda rivisitazione del progetto sugli immobili che dovrà partire, al fine di poter fare un’analisi corretta sul contenimento delle spese, da una rivisitazione complessiva dei contratti di affitto oggi vigenti.
Questa fase d’intervento rilevante sui costi dovrà agire in parallelo con una manovra che rilanci e sia in grado di aumentare il fatturato, vera sfida attraverso cui Telecom potrà garantire una ripresa complessiva dell’azienda. Per garantire tale processo Telecom punterà a realizzare nei tempi previsti gli investimenti necessari a realizzare la rete in fibra ottica per offrire un servizio che garantisca la miglior fruibilità e qualità del segnale. Per questo sono in corso approfondimenti sulle decisioni inerenti Inwit, in considerazione della strategicità delle torri per la sfida qualità.
Le OO.SS., in fase di replica, hanno evidenziato come ci sia una sostanziale condivisione sui progetti annunciati dall’azienda, evidenziando come sia necessario passare dalla politica degli annunci, molto praticata nel passato da Telecom, a quella dei fatti concreti, che non sempre sono stati all’altezza degli annunci effettuati.
Le OO.SS, inoltre, hanno evidenziato un tema, quello del futuro della rete sia per quanto attiene la concorrenza di Enel che per il processo di definizione in corso presso l’antitrust per le nuove regole sulla “parità di accesso”, che crea particolare preoccupazione tra i lavoratori anche per la gestione in proprio dei clienti da parte degli OLO e per le probabili eccedenze di personale in ambito Rete. Le OO.SS. hanno dichiarato di voler partecipare alla consultazione pubblica presso AGCM per illustrare le ricadute sui lavoratori.
Le Segreterie hanno confermato l’assoluta contrarietà alla scelta aziendale di procedere a non erogare il Premio di Risultato sulla base di voci straordinarie che non hanno consentito il raggiungimento del parametro dell’Ebidta e hanno contestato alcuni interventi unilaterali, non in linea con le politiche sopra richiamate nella gestione dei permessi EF e sul rifornimento dei mezzi sociali.
Infine, hanno sottolineato come lo stallo relazionale determinatosi prima e dopo il cambio dei vertici abbia di fatto bloccato le Relazioni Industriali di Telecom contribuendo ad aumentare un clima ormai esasperato in quasi tutti i settori aziendali.
L’Amministratore ha ribadito che non è nelle intenzioni di Telecom procedere allo scorporo della rete e che essa parteciperà a tutti i bandi per le realizzazione della rete di nuova generazione in tutte le aree a fallimento di mercato. Inoltre, ha confermato tutti gli investimenti sulle aree già individuate.
In merito alla competizione accesasi a seguito della decisione di Enel di realizzare una rete in fibra, i vertici aziendali hanno evidenziato come la fine del monopolio “naturale” dovrà avere conseguenze anche sull’assetto regolatorio, ritenendo inaccettabile che siano posti vincoli in capo a Telecom in presenza di reti che operino in concorrenza.
Per quanto attiene il processo di rivisitazione della modello che garantisce la “parità di accesso”, i vertici aziendali hanno condiviso le preoccupazioni espresse dalle OO.SS sul fatto che la competizione sui prezzi inerenti gli interventi sulla rete non possa prescindere dal rispetto della normativa sul lavoro e dall’applicazione di un contratto di lavoro evitando di produrre un modello in cui è penalizzata l’azienda che opera correttamente.
Sul mancato pagamento del P.d.R., l’azienda ha confermato la scelta adottata, ritenendo sia stato un errore procedere al pagamento degli MBO al personale dirigente nel mese di marzo, scelta originata dall’applicazione di parametri diversi che non potrà essere ripetuta nel futuro.
L’Amministratore ha, infine, evidenziato come tale decisione sia ormai irreversibile.
Tuttavia CATTANEO si è dichiarato disponibile, laddove nel prossimo anno i risultati economici fossero in linea con il piano presentato, a definire un premio che tenga anche conto del mancato percepimento del premio per l’anno corrente.
Infine, ha condiviso la necessità di riprendere un confronto relazionale sistematico e, a tal fine, è stata fissata la data del 14 giugno p.v. per definire tutte le intese necessarie a garantire l’elezione del coordinamento e la ripresa del confronto con lo stesso. Nella stessa data si affronteranno i temi della gestione dei permessi e le altre situazioni che hanno determinato confusione organizzativa.
Le OO.SS hanno ribadito che l’incoerenza con cui l’azienda opera rende difficile accettare la scelta di non procedere all’erogazione del premio. La retribuzione degli MBO e l’erogazione delle canvass danno l’impressione di un vertice aziendale che sembra voler penalizzare le intese generali a favore di liberalità aziendali. Questo modello non potrà che vedere tutta la contrarietà e contrapposizione del sindacato.
Inoltre, hanno sottolineato come esista una differenza tra gli enunciati fatti dai vertici circa la necessità di efficentare l’attività dell’azienda tagliando gli sprechi e la gestione ordinaria in cui sprechi e una pessima gestione organizzativa sono all’ordine del giorno.
Per questo hanno invitato i vertici aziendali alla massima coerenza rivendicando la necessità di procedere alla formulazione di un giudizio complessivo sul nuovo corso aziendale solo a fronte di fatti reali e non sugli annunci effettuati.
Le Segreterie Nazionali, infine, in coerenza anche con le posizioni critiche avviate dai territori attraverso comunicati sindacali, nelle prossime ore valuteranno le necessarie iniziative per respingere gli atti unilaterali dell’azienda; infatti, pur apprezzando in buona parte quanto illustrato dall’AD CATTANEO, nell’ambito delle linee di azione da perseguire, rimangono assolutamente contrarie sul punto riguardante il PDR, ritenendo assolutamente sbagliato non tenere conto dei “sacrifici” chiesti ai lavoratori in termini di produttività e di flessibilità arrivando a non erogare nessun importo per il 2016.

Le Segreterie Nazionali di SLC-CGIL, FISTEL-CISL e UILCOM-UIL.

10 giugno 2016

Tim,Lavoratori sotto Torchio

Nella storia della Sicilia ogni dominazione che si succedeva all’altra imponeva nuove tasse spremendo il “popolino” senza nessun ritegno,singolare l’azione della dominazione spagnola nell’isola che impose un’ imposta sulle finestre e poiché la povera gente non poteva pagare ,murò le imposte così nacquero i “Bassi “,così sono ridotti i Lavoratori di Tim,da un azionista all’altro sempre più stremati sempre più poveri, spremuti come limoni,dipendenti di un azienda con enormi potenzialità Industriali gestita da un Management che mostra tutti i sui Limiti visto i pessimi risultati ottenuti, scaricati sui Lavoratori.

In queste ultime settimane si è manifestata la volontà aziendale di tagliare un ulteriore pezzo di salario non pagando il PdR 2015,già l’anno scorso  una erogazione ridotta a sole 679 lorde fu motivata dal non aver centrato gli obbiettivi,paradossale risultò di non aver centrato i ricavi per un valore 0.63% e subire una perdita dei lavoratori del 40%,quest’anno invece a fronte di un decremento dell’Ebitda che genera un calo di marginalità dal 40.7% al 35.5% Tim decide di non pagare,facendo   finta di dimenticare che i risultati rilevati sono appesantiti da oneri straordinari non ricorrenti e che in assenza di questi impatti, l’utile di esercizio 2015 sarebbe risultato di circa 1.4 Miliardi di euro. Vergogna, l’azienda scarica tutte le inefficienze finanziarie sui Lavoratori mentre continua a distribuire premi ai propri dirigenti, siamo indignati , sono anni che ci carichiamo di ammortizzatori sociali,abbiamo accettato di rispettare gli accordi sottoscritti ma non vogliamo più tollerare un modello aziendale proprio della migliore Oligarchia speculativa lontano dalla cultura di questo Paese. Un ulteriore giro di vite arriva dalla smonetizzazione delle EF in assenza di qualsiasi confronto con le RSU,così come previsto dalle norme contrattuali, su questo capitolo invitiamo i Lavoratori a non programmare nessuna fruizione considerando che non conosciamo le “ragioni” di tale richiesta che comunque non può essere accettata in termini automatici e definitivi.

L’Organizzazione del Lavoro non risponde più da parecchio tempo a un disegno funzionale, le contraddizioni organizzative ormai hanno raggiunto livelli preoccupanti da anni in Sicilia non riusciamo più a fare nessun accordo con L’azienda, la vita di ogni giorno  e continuamente in discussione: Turni di Lavoro massacranti, in deficit di personale,fruizione di Ferie e Permessi esclusivamente imposti dall’azienda,controlli ad personam,percorrenze chilometriche del personale Tecnico fuori controllo.

La decisione del Ad di aumentare di un Miliardo e seicento milioni di euro il taglio dei costi sta determinando più che possibili risparmi un immissione di procedure burocratiche che bloccheranno l’operatività dell’azienda,la nostra impressione è che chi decide al centro tali direttive non conosce operativamente come funziona Tim  sul Territorio,non conosce il mestiere, non si può chiedere ad reperibile notturno di chiedere una autorizzazione di spesa per potersi muovere,non si può chiedere ad un tecnico che opera nell’entroterra di usare il” self servito” se opera a centinaia di Km dal  primo rifornimento utile,la tempestività e la capacità di risolvere con successo le problematiche spesso è legata alla iniziativa del singolo specialista che se ingessata all’interno di codici, cavilli e regolamenti produrrà una naturale perdita di efficacia e di efficienza,il rapporto tra costi e benefici è assolutamente deficitario,forse sarebbe il caso di affidare tali decisioni a qualche dirigente che conosce il territorio rispetto a chi si è formato alla scuola degli “azzecca-garbugli”. Da anni assistiamo a isteriche riorganizzazioni di reparti come il cross-active reparto nato dalla riconversione dei Lavoratori non idonei ad alcune attività operative comunque funzionali al progetto di integrazione tra wholesale e open access,qualche settimana fa, colpo di scena la maggioranza dei lavoratori va verso ASA anche se dichiaratamene non idonei,ma chi paga i costi di tali bizzarre soluzioni? Ribadiamo che la soluzione più funzionale resta quella di continuare con la riconversione di risorse da Caring verso Rete in coerenza agli accordi sindacali nazionali.

Le OO.SS. e l’Azienda hanno sottoscritto degli impegni che prevedono dei processi di internalizzazione di attività utili a garantire la tenuta occupazionale dei Lavoratori di Telecom, il rapporto tra Mos e Moi risulta spesso drogato da interessi poco trasparenti, in alcune fasce orarie i Lavoratori di Tim risultano inoperosi mentre con un rapporto uno a cento le attività cedute in appalto e subappalto schizzano in alto,invitiamo i Lavoratori a denunciare all’Audit situazioni anomale.

Le Segreterie Regionali SLC-CGIL,FISTEL-CISL,UILCOM-UIL sottolineano l’esigenza di dare un segnale di discontinuità su quanto rappresentato con la convocazione degli organismi unitari Nazionali per avviare  un percorso di mobilitazione di tutti i Lavoratori  di Tim.Basta con questo andazzo o si cambia o sarà guerra.

In questi giorni si è riaperto il dibattito sulla stampa del possibile scorporo della Rete,dal 2014 il precedente AD dichiarava:la Rete è intrinsecamente parte di un operatore che ha un rapporto ombelicale con la propria Rete quindi non si può cedere. Oggi sul ponte di comando siede un altro Nocchiere che rappresenta un azionista francese che ha investito circa 3 miliardi di euro e detiene una quota del 24,7% che chiaramente punta a salvaguardare il suo investimento attraverso interventi ancora poco chiari, a nessuno è consentito “scherzare” con il futuro di migliaia di Lavoratori,al Dottore Cattaneo spetta l’onere di esercitare un azione trasparente che punti a valorizzare le enormi  potenzialità industriali di Telecom che ha tutte le carte in regola per confrontarsi sul Mercato . Tali determinazioni passano dalla centralità dei Lavoratori che vanno ascoltati,garantiti e valorizzati  come parte attiva di un progetto che esprime obbiettivi condivisi,oggi queste condizioni non sussistono.
Palermo 10 Giugno 2016
Le Segreterie Regionali

SLC-CGIL  FISTEL-CISL  UILCOM-UIL

09 giugno 2016

Statali: in caso di licenziamento non si applica la legge Fornero

Il licenziamento del personale del pubblico impiego non è disciplinato dalla legge Fornero, bensì dall'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Lo afferma la Corte di Cassazione, "all'esito di un'approfondita e condivisa riflessione", con la sentenza n. 11868 della Sezione Lavoro.
L'allora ministro del Lavoro, Elsa Fornero, aveva modificato la disciplina sui licenziamenti mettendo mano sia alla procedura che "precede" il licenziamento sia alla sua giustificazione. La legge 92 (più nota come Legge Fornero) prevedeva anche di equiparare i dipendenti privati a quelli statali. In particolare sanciva che il risarcimento per ogni licenziamento ritenuto illegittimo non fosse più soltanto il reintegro nel posto, e introduceva, in alcuni casi, nuove possibilità, tra cui quella del risarcimento economico.
Ora la Cassazione è intervenuta su una questione da tempo dibattuta su cui ci sono state anche sentenze di diverso orientamento. Dal canto suo il Governo, con il ministro della P.A. Marianna Madia, ha sempre tenuto a precisare come l'articolo 18 per gli statali non fosse stato cambiato né dalla legge Fornero, prima, né dal Jobs act, dopo.
Per il pubblico impiego le garanzie sarebbero quindi intatte, con la reintegra in caso di licenziamento senza giusta causa. Un trattamento diverso rispetto ai lavoratori privati, sostiene il ministero, perché è diversa la natura del datore di lavoro. Per mettere fine a possibili diverse interpretazioni il governo resta dell'idea di intervenire, da quanto si apprende, con una norma che chiarisca l'esclusione dei dipendenti pubblici dalle nuove regole.
La precisazione dovrebbe trovare spazio nel testo unico del pubblico impiego, in attuazione della riforma della P.A. Un impegno in questo senso era stato preso alla fine dello scorso anno da Madia, dopo una sentenza della stessa Cassazione che allora, però, sembrava dire il contrario, ovvero che le modifiche della Fornero valevano anche per gli statali. Ora tutto sia riallinea.

Il Jobs Act promosso dal Governo Renzi e il connesso contratto di lavoro a tutele crescenti hanno mandano in soffitta l'articolo 18 per i rapporti di lavoro stipulati a partire dal primo marzo 2015 ma tali novità interessano quindi solo i neoassunti che fanno il loro ingresso in aziende private.

Telecom dice no al progetto ENEL Open Fiber, farà da sola


Telecom Italia ha risposto picche alla proposta di collaborazione di ENEL per il progetto Open Fiber. Ed è una brutta notizia per la società elettrica perché l'infrastruttura dell'ex-monopolista è la più estesa nel Paese con più di 10,4 milioni di km di fibra ottica e 115,5 milioni di km di coppie di fibra in rame.
"La nostra società ha oggi 11 milioni di chilometri di fibra posata, ci consideriamo market leader nelle infrastrutture con amplissimo vantaggio", ha dichiarato il presidente Giuseppe Recchi. "Il nostro mestiere è continuare a investire quanto previsto nel piano industriale. Siamo i più grandi investitori in Italia in qualsiasi settore di confronto vogliamo metterci".
Insomma, un patto con Enel "non è all'ordine del giorno", quindi lo sviluppo ultra-broadband su doppio binario andrà avanti. La società guidata da Francesco Starace, con l'acquisizione di Metroweb, punterà soprattutto su collaborazioni con le municipalizzate e gli operatori. Dopodiché la partecipazione ai bandi Infratel per le aree a fallimento di mercato prevederà una costruzione da zero. Telecom Italia invece potrà avvantaggiarsi delle infrastrutture già esistenti, sebbene si tratti per lo più di reti in rame.
L'unico nodo è quello regolamentare. Recchi auspica che "ci siano contesti regolatori equivalenti per tutti", perché una maggiore "concorrenza nell’infrastruttura migliora la capacità di copertura del Paese, quindi è importante che le imprese siano messe tutte nelle condizioni di competere".
Telecom ha confermato che parteciperà a tutti i bandi e secondo gli esperti cercherà di mantenere le promesse di sviluppo più di quanto abbia fatto in passato. I motivi si devono soprattutto all'azionista di riferimento Vivendi, che ha interesse a veicolare i suoi contenuti, la designazione dell'AD Flavio Cattaneo per ridurre costi e incrementare investimenti nello sviliuppo, e infine la concorrenza di ENEL.

L'ex monopolista sa bene che il fattore tempo è chiave. Mantenere i clienti delle zone in digital divide, rilanciando con pacchetti fibra concorrenziali, sarà più facile che riconquistarli un domani dopo averli persi a causa della concorrenza.

TLC - Lettera aperta ALMAVIVA

Lettera Aperta
Presidente
Almaviva Contact
Dott. Marco TRIPI
Amministratore Delegato
Almaviva Contact
Dott. Andrea ANTONELLI

Sono passati pochi giorni dalla firma dell’accordo, sottoscritto al Ministero dello Sviluppo Economico, che ha impedito i 3000 licenziamenti avviati dalla Vostra azienda.
La vertenza, come ovvio, è stata particolarmente complicata e sofferta, da un lato per le difficili condizioni di mercato in cui operate e dall’altro, per la rabbia crescente di lavoratori colpiti da anni di sacrifici ripetuti, che si mantengono con stipendi da part time e che vedono continuamente messo a repentaglio il loro posto di lavoro nonostante i tantissimi sacrifici fatti negli ultimi anni.
Queste due condizioni hanno reso complicatissima la definizione di un accordo, perché i presupposti sembravano del tutto inconciliabili. Non vi sarà sfuggito che oltre il 93% dei lavoratori aveva respinto la precedente proposta di soluzione avanzata dall’azienda sulla base delle indicazioni fornite dalle Istituzioni.
La ripresa del confronto, intervenuta a pochi giorni dalla fine della procedura che avrebbe portato al licenziamento di quasi 3000 persone concentrate tra Palermo, Napoli e Roma, ha consentito, grazie all’intervento diretto dei massimi vertici istituzionali, la definizione di un accordo.
Tutti noi abbiamo trepidato mentre abbiamo atteso per tre lunghissime ore la fine del faccia a faccia tra il Ministro dello Sviluppo Economico e l’azienda che ha aperto la strada ad una soluzione.
L’intesa raggiunta ha messo in campo un percorso virtuoso in cui, revocando la procedura di 3000 licenziamenti, si gestiranno con gli ammortizzatori sociali, 2400 esuberi iniziali che al termine dei diciotto mesi previsti diventeranno 1100 con un impegno a portare nuovi volumi di attività presso le sedi impattate.
Inoltre, al termine di questo periodo sarà disponibile il ricorso a ulteriori diciotto mesi di ammortizzatori, attraverso il ricorso al FIS (fondo d’integrazione salariale) istituito con la nuova disciplina introdotta dal Parlamento pochi mesi or sono.
Questo eventuale successivo periodo, se necessario, dovrà consentire di azzerare i residui 1100 esuberi individuando nuove attività e volumi da indirizzare sulle sedi coinvolte.
Per la prima volta da anni, si definisce un accordo che riduce esuberi e percentuali di utilizzo degli ammortizzatori sociali. In altre parole, per la prima volta si evita di distribuire disgrazie ma ci si impegna a portare nuovo lavoro investendo su tutti i siti aziendali.
E’ evidente che la tensione che si era creata, le aspettative nate da una vertenza che aveva raggiunto una visibilità nazionale, l’insieme delle frustrazioni che tutti hanno ritenuto di dover “scaricare” sulla vertenza rendono molto difficile una discussione di merito con i lavoratori.
Discussione condizionata da “paure” e ansie che devono essere recuperate e superate.
Per fare questo è necessario assumere comportamenti coerenti e, soprattutto, rispettosi degli impegni assunti consapevoli che i lavoratori sono in attesa di rilevare se quanto negoziato sarà rispettato.
Invece, mentre sono ancora in corso le assemblee delle lavoratrici e dei lavoratori, la Vostra azienda, ripetutamente, evidenzia posizioni che contraddicono quanto sottoscritto, creando sconcerto e alimentando le “urla” di chi ritiene di essere stato raggirato.
Programmazioni difformi all’accordo sulla formazione, messaggi completamente infondati sul pagamento degli stipendi e sul riconoscimento dell’anticipazione di quanto dovuto dall’Inps, riferimenti a cose dette e non scritte che non trovano nessun riscontro, stanno alimentando un clima di sfiducia e rabbia da parte dei lavoratori che non trova nessuna giustificazione.
L’accordo è scritto e sono chiari gli impegni che le parti hanno assunto con la presenza di due Ministeri. Si rispettino quegli impegni evitando confusioni incomprensibili. L’anticipazione è dovuta e non ci sono condizioni se non l’impegno del Ministero a velocizzare le procedure, la formazione è disciplinata in italiano e senza dubbi interpretativi.
Se, invece, l’azienda fosse pentita dell’accordo raggiunto, abbia il coraggio e la dignità di assumersene la responsabilità dichiarando di non voler rispettare quanto concordato.
Si eviti, però, di usare i sentimenti dei lavoratori per provare a rimettere in discussione quanto negoziato e fare quello che l’azienda voleva fare: licenziare 3000 lavoratori! Questa sarebbe un’operazione intollerabile e vile che non potrebbe che avere reazioni proporzionate alla gravità delle soluzioni che l’azienda sembra perseguire.
Certi, però, che non sia questo l’obiettivo che state perseguendo, V’invitiamo a una maggiore sobrietà e a comportamenti coerenti con quanto sottoscritto.
Distinti saluti.

Le Segreterie Nazionali

SLC CGIL: Comunicato Telecom Italia del 9 giugno 2016

In queste settimane il management di Tim sembra colto da una sorta di sindrome che potremmo definire di “Re Mida al contrario”, ovvero riescono a trasformare in argomento di polemica e risentimento anche temi in linea di massima condivisibili.
E’ successo con la mail sul rifornimento obbligatorio all’iperself, sta succedendo in queste ore con la fruizione di EF e ROL.
Ora improvvisamente l’azienda scopre che esistono istituti quali ex festività e ROL, istituti “misteriosi” in alcuni reparti aziendali tanto è difficile poterne usufruire a causa di sempre più urgenti esigenze tecnico-organizzative, e decide che, quelli del 2016, vanno consumati entro l’anno. E per questo decidono di “agevolare la programmazione” degli istituti eventualmente residui.
Cosa vuol dire? Che in reparti quali il caring finalmente i lavoratori potranno immaginare di usufruire di questi istituti con un minimo di visibilità senza più essere “appesi” fino all’ultimo secondo per poi vederseli molto spesso respingere?
Temiamo di no. E allora cosa si persegue?
Tenendo poi presente che nel contratto, ci spiace per chi ha partorito questa ennesima intemerata estemporanea, non esiste in alcun modo l’obbligo di programmazione, né forzata né “agevolata” e quindi non possiamo che diffidare dall’esercitare qualsivoglia forzatura sui lavoratori.
Nel contratto si auspica, è vero, uno smaltimento annuale degli istituti (che nascono anzitutto per conciliare tempi di vita e tempi di lavoro) ma è specificatamente previsto che la richiesta di fruizione sia di esclusiva competenza del lavoratore, prevedendone comunque una monetizzazione automatica trascorsi i 24 mesi dalla loro maturazione.
Cosa vuol dire questo? Semplice, che ogni responsabile dovrebbe, nel predisporre l’organizzazione del lavoro del proprio reparto, saper organizzare anche, forse soprattutto nei casi di reparti operativi, una fruizione intelligente degli istituti, che valorizzandone il valore di conciliazione dei tempi di vita per i lavoratori possa portare a casa un risultato utile per l’azienda in termini di abbattimento dei costi.
Ma così non è. Semplicemente si passa da un eccesso ad un altro.
Da desiderio proibito ad “obbligo” agevolato senza cambiare la sostanza delle cose: gettare sul lavoratore l’incapacità di programmare alcunché.
Evidentemente qualcuno deve essersi chiesto come peggiorare ulteriormente il clima dopo l’annuncio della mancata erogazione del PDR.
E si perché può capitare che un’azienda manchi i risultati economici e, quindi, anche i parametri di erogazione di un premio di risultato.
Ma è veramente questo quello che è successo in Tim? No perché il mancato raggiungimento del risultato Ebidta dipende da tre partite straordinarie, sulle quali i lavoratori sono totalmente ininfluenti, cioè la chiusura del contenzioso con gli OLO, il pagamento delle multe di Agcom e gli accantonamenti per gli incentivi alle uscite.
Le prime due voci, come è facile notare, sono da addebitare unicamente agli errori commessi dal management, che però a marzo hanno visto riconosciuti i premi per gli obbiettivi raggiunti.
Così chi ha lavorato per raggiungere i parametri qualità e fatturato non percepisce il PDR mentre chi ha determinato il mancato raggiungimento del parametro Ebidta ha, come di consuetudine, percepito le migliaia di euro di MBO.
Così i sacrifici si continuano a scaricare sui soliti noti in una riedizione del Robin Hood al contrario: togliamo a chi ha di meno per dare a chi ha di più!
E nel frattempo, con le buste paga di maggio e giugno si continuano ad erogare canvass unilaterali e non contrattate, cioè parte di quel problema che ha portato pezzi di azienda ad “addomesticare” i numeri per trarne un vantaggio e condannando l’azienda al contenzioso che ha impedito il raggiungimento dell’Ebidta.
Complimenti ha chi ha congegnato tutto questo.
Tutto questo non può non mettere una certa apprensione se si pensa che questa nuova dirigenza sta studiando un piano di riduzione dei costi per un miliardo e seicento milioni.
Se i criteri che si utilizzeranno sono simili a quelli che abbiamo appena descritto allora è scontato che per Telecom ci sarà un futuro complicato.
Altrimenti, se gli interventi saranno in linea con quelli annunciati dall’Amministratore Delegato, molto più seri e coerenti, allora è necessario che questa azienda si interroghi per capire se tutto il gruppo dirigente sta remando dalla stessa parte.
Roma,9 Giugno 2016
La Segreteria Nazionale


08 giugno 2016

Pensioni: Inps, le modalità di accesso per il part time agevolato



A partire da giugno i lavoratori del settore privato, prossimi alla pensione, potranno presentare la domanda per ottenere il part time agevolato. La misura, introdotta dalla legge di stabilità 2016 è destinata ai dipendenti del settore privato, iscritti all’assicurazione generale obbligatoria o alle forme sostitutive o esclusive, che raggiungano il requisito anagrafico per il diritto al trattamento pensionistico di vecchiaia entro il 31 dicembre 2018 e abbiano maturato almeno 20 anni di contribuzione.
In particolare, il lavoratore titolare di rapporto di lavoro a tempo pieno e indeterminato può concordare con il datore di lavoro la riduzione dell’orario del rapporto di lavoro in misura compresa tra il 40 ed il 60 per cento per un periodo massimo di 3 anni, intercorrente tra la data di accesso al part time e il raggiungimento del requisito anagrafico per il diritto alla pensione di vecchiaia. Dal punto di vista operativo, per poterne beneficiare, la legge di stabilità 2016 prevede che l’accesso sia autorizzato dall’Inps, su domanda del datore di lavoro e previo accordo tra le parti, nei limiti delle risorse stanziate dalla legge e sulla base delle modalità stabilite con apposito decreto.
La circolare 90 del 26 maggio 2016 dell'Inps descrive i requisiti e le condizioni per usufruire del beneficio, fornisce inoltre le istruzioni operative per la presentazione dell’istanza. Per quanto riguarda i requisiti soggettivi, l'Istituto previdenziale precisa che il diritto all’accesso al “part-time agevolato”, previo accordo con il proprio datore di lavoro, può essere riconosciuto ai lavoratori in possesso dei seguenti requisiti e al ricorrere delle seguenti condizioni: sussistenza, al momento della richiesta, della titolarità di un rapporto di lavoro subordinato del settore privato, anche agricolo, con contratto di lavoro a tempo pieno ed indeterminato; iscrizione all’assicurazione generale obbligatoria o alle forme sostitutive o esclusive della medesima; maturazione entro il 31 dicembre 2018 del diritto al trattamento pensionistico di vecchiaia da parte dei lavoratori già in possesso, al momento della domanda,  del relativo requisito contributivo.

In particolare, per ciò che concerne la sussistenza di rapporto di lavoro subordinato del settore privato, con contratto di lavoro a tempo pieno ed indeterminato, nella circolare, l'Inps precisa che sono da considerarsi dipendenti del settore privato, tutti i lavoratori che siano alle dipendenze di datori di lavoro privati, a prescindere dalla circostanza che questi ultimi rivestano o meno la natura di imprenditore. Pertanto, il part time agevolato è previsto in favore dei lavoratori dipendenti da datori di lavoro non imprenditori (sono tali i datori di lavoro privati che non svolgono attività imprenditoriale ex art. 2082 cod. civ., quali, ad esempio, associazioni culturali, politiche o sindacali, associazioni di volontariato, studi professionali, ecc..) e da datori di lavoro imprenditori.
Al riguardo, l'Inps ricorda che, sulla base dell’orientamento consolidato adottato dall’Istituto sulla disciplina attuativa dell’esonero contributivo triennale introdotto dalle legge di stabilità 2015, rientrano in questa categoria i dipendenti di enti pubblici economici, posto che gli EPE, pur essendo dotati di personalità giuridica di diritto pubblico, svolgono in via principale o esclusiva un’attività economica ex art. 2082 cod. civ., in regime di concorrenza con gli altri imprenditori privati che operano nel medesimo settore e su un piano paritetico con i medesimi.

In proposito, l'Inps rammenta che già il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, nell’individuare i “dipendenti del settore privato” destinatari dell’incentivo al posticipo del pensionamento (di cui alla legge n. 243/2004, art. 1, commi da 12 a 17), aveva escluso unicamente i dipendenti delle amministrazioni pubbliche (di cui all’art. 1, comma 2 del D.Lgs. n. 165/2001), il cui rapporto di lavoro è regolato dalle disposizioni del medesimo decreto legislativo, e delle Autorità Amministrative Indipendenti.

L'Inps precisa, inoltre, che la tipologia contrattuale del “rapporto di lavoro a tempo pieno ed indeterminato” deve essere compatibile con la sua trasformazione a tempo parziale; pertanto, sono esclusi dal beneficio i rapporti di lavoro che prevedano prestazioni lavorative in forme giuridiche diverse, quali, per esempio, le collaborazione a progetto, il lavoro domestico, il lavoro intermittente, il lavoro a domicilio, mentre potranno rientrare nella disciplina dde part time il contratto di somministrazione e i rapporti di lavoro agricoli.

Per quanto riguarda l'iscrizione all’AGO o alle forme sostitutive o esclusive della previdenza, la norma prevede come ulteriore requisito soggettivo che si tratti di lavoratori dipendenti del settore privato iscritti all’assicurazione generale obbligatoria o alle forme sostitutive o esclusive della medesima (gestioni ex Inpdap, etc.).

Per tutte le categorie ammesse al part time agevolato, la maturazione dei requisiti deve avvenire entro il 31 dicembre 2018. Questi lavoratori, al momento della presentazione della domanda di verifica del diritto al “part-time agevolato”, devono perfezionare, entro il 31 dicembre 2018, il requisito anagrafico per il diritto alla pensione di vecchiaia, adeguato alla speranza di vita. Inoltre, nei casi in cui il richiedente non sia in possesso di anzianità contributiva alla data del 31 dicembre 1995, l’importo della pensione calcolato sulla base del coefficiente di trasformazione relativo all’età pensionabile non sia  inferiore a 1,5 volte l’importo dell’assegno sociale.

Non è di per sé causa di esclusione dal beneficio la titolarità o il possesso, alla data di presentazione della domanda di verifica del diritto al “part-time agevolato”, rispettivamente, di un trattamento pensionistico o dei  requisiti per il diritto alla pensione anticipata.

Il perfezionamento del diritto alla pensione anticipata successivamente al riconoscimento del diritto al “part-time-agevolato” non comporta di per sé la decadenza dal beneficio; mentre il conseguimento della pensione anticipata successivamente al riconoscimento del diritto al “part-time agevolato” comporta la decadenza dal predetto beneficio.

Ai fini dell'individuazione della retribuzione da assumere quale base di calcolo per la determinazione delle quote retributive della pensione dei lavoratori che abbiano prestato lavoro in “part-time agevolato”, si applica l’articolo 41, comma 6, del D.Lgs. 14 settembre 2015 n. 148, pertanto, non si terrà conto nel calcolo della retribuzione pensionabile delle retribuzioni relative alle settimane di lavoro prestate a tempo parziale, ove ciò comporti un trattamento pensionistico più favorevole.

La decorrenza della pensione di vecchiaia, previa cessazione del rapporto di lavoro dipendente  e presentazione della relativa domanda,  è stabilita sulla base delle norme vigenti nella gestione a carico della quale è liquidato il relativo trattamento pensionistico.

Da ultimo, l'Inps sottolinea che il beneficio presuppone, ai fini del riconoscimento e del suo mantenimento, oltre ai requisiti espressamente previsti dalla legge di Stabilità, l’assenza di contribuzione obbligatoria versata per altra attività lavorativa -diversa dal part-time agevolato - con iscrizione all’assicurazione generale obbligatoria ovvero ai fondi sostitutivi, esclusivi, esonerativi della gestione predetta, comprese le gestioni speciali dei lavoratori autonomi e la gestione separata di cui di cui all’art. 2, comma 26, della legge 335/1995. Ciò a prescindere dalla misura della predetta copertura obbligatoria dovuta per l’attività lavorativa diversa dal part-time agevolato. Quanto precisato, avverte l'Inps, discende dai principi generali in materia, secondo i quali non si fa mai luogo a contribuzione figurativa quando il periodo sia comunque coperto da contribuzione (Cass. civ. Sez. lavoro, 03-07-2004, n. 12218).

La disciplina dettata dal legislatore prevede che l’accesso al beneficio comporta, per il lavoratore, il riconoscimento della contribuzione figurativa previdenziale commisurata alla retribuzione corrispondente alla prestazione lavorativa non effettuata e la corresponsione al dipendente di una somma pari alla contribuzione previdenziale ai fini pensionistici a carico del datore di lavoro relativamente alla prestazione lavorativa non effettuata.

Con riguardo alla contribuzione figurativa previdenziale, la stima del contributo IVS sarà effettuata, in fase di ammissione al beneficio, assumendo a riferimento, per ciascuna annualità, la retribuzione lorda imponibile dell’anno o sua frazione non percepita in quanto riferita alla prestazione lavorativa non effettuata.

Detta retribuzione deve essere comprensiva anche dei ratei relativi alle gratificazioni annuali e periodiche afferenti al periodo di part-time agevolato. Queste ultime competenze retributive (rateo tredicesima e quattordicesima mensilità), infatti, spetterebbero al lavoratore se il medesimo svolgesse attività lavorativa a tempo pieno e, pertanto, incidono nella stima del contributo da accreditare. Sulla retribuzione così determinata sarà applicata l’aliquota contributiva ordinaria prevista dalle norme vigenti che, per la generalità dei lavoratori, è allo stato, fissata nella misura del 33%.

Per l'Inps, qualora le norme relative all’assicurazione gestita dal fondo di appartenenza del lavoratore (in relazione alla qualifica posseduta dal lavoratore, alla natura dell’attività esercitata, etc.) prevedano una diversa aliquota si dovrà fare riferimento a quella stabilita dalla legge (es. per i lavoratori iscritti al Fondo speciale Istituto Postelegrafonici l’aliquota è fissata nella misura del 32,65%; per i tersicorei e ballerini, coreografi e assistenti coreografi iscritti al fondo pensioni lavoratori dello spettacolo successivamente al 31/12/1995, l’aliquota è pari al 35,70%).

Considerato l’assetto normativo del beneficio di cui si tratta, laddove il datore di lavoro fruisca, in relazione al rapporto di lavoro oggetto dell’istanza di accesso al part-time agevolato, di benefici contributivi/sgravi afferenti al rapporto di lavoro, sarà tenuto a quantificare la contribuzione figurativa applicando alla retribuzione lorda relativa alla prestazione lavorativa non effettuata l’aliquota ordinaria e non quella ridotta (es. esonero contributivo per le assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato ex art. 1, comma 178 e segg., L. n. 208/2015, etc.). Ugualmente, ogniqualvolta sussista un regime contributivo differenziato che caratterizza specifiche fattispecie con una aliquota stabilita in misura fissa dalla legge (es. per i lavoratori assunti con contratto di apprendistato ai sensi dell’art. 47, comma 7, D.Lgs. n. 81/2015), si farà riferimento all’aliquota ordinaria (33,00%) e non a quella speciale.

La quantificazione effettiva del contributo figurativo a carico della finanza pubblica sarà successivamente determinata tenendo conto degli elementi informativi trasmessi nelle dichiarazioni retributive e contributive dal datore di lavoro.

Con riguardo alla corresponsione, al dipendente, di una somma pari alla contribuzione previdenziale ai fini pensionistici a carico del datore di lavoro relativamente alla prestazione lavorativa non effettuata, si fa preliminarmente presente che, per espressa previsione di legge, detta somma non concorre alla formazione del reddito da lavoro dipendente e non è assoggettata ad alcuna forma di contribuzione previdenziale, ivi inclusa quella relativa all’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.

Ai fini della determinazione dell’importo della somma da corrispondere in busta paga al lavoratore, il datore di lavoro deve tenere conto dell’onere contributivo che avrebbe sostenuto mantenendo il lavoratore in rapporto full-time a regime contributivo “ordinario”. Pertanto, a tal fine, il datore di lavoro determinerà la contribuzione a suo carico in misura piena, applicando l’aliquota IVS ordinaria ancorché egli fruisca di incentivi economici o sgravi contributivi inerenti allo specifico rapporto di lavoro; ovvero determinerà la contribuzione a suo carico in misura ridotta ogniqualvolta sussista un regime contributivo differenziato.

Per quantificare il “bonus” da erogare in busta paga, il datore di lavoro, sulla base di quanto precisato, terrà conto dell’assetto contributivo relativo all’ultimo periodo di paga del rapporto di lavoro full-time. Resta fermo che nel caso in cui si verifichino variazioni relative a detto assetto nel corso dello svolgimento del rapporto di lavoro a tempo parziale agevolato (ad es. per progressioni di carriera), anche la misura del predetto “bonus” va adeguata.

La durata del beneficio è pari al periodo intercorrente tra la data di accesso al medesimo e la data di maturazione, da parte del lavoratore, del requisito anagrafico per il diritto alla pensione di vecchiaia. Pertanto, il beneficio cessa, in ogni caso, al momento della maturazione, da parte del lavoratore, del requisito anagrafico per il conseguimento del diritto al predetto trattamento pensionistico di vecchiaia e qualora siano modificati i termini dell’accordo.

L'Inps rammenta che il presupposto per l’ammissione al beneficio è la disponibilità, per ciascuna delle annualità in cui si estende la durata del rapporto di lavoro a tempo parziale agevolato, delle risorse necessarie per il riconoscimento del contributo figurativo. Il legislatore ha, infatti, stabilito il limite massimo delle risorse destinate a finanziare il beneficio nella seguente misura: 60 milioni di euro per l’anno 2016, 120 milioni di euro per l’anno 2017 e 60 milioni di euro per l’anno 2018.

Pertanto, qualora dal monitoraggio delle domande di accesso comunicate dalle imprese e dai relativi oneri corrispondenti al riconoscimento della contribuzione figurativa, risulti superato anche per una sola annualità, la soglia dell’importo stanziato, l’Inps respingerà le istanze per esaurimento delle risorse finanziarie riferite a quello specifico anno.

Con l’ammissione al beneficio l’Istituto provvede ad accantonare le somme relative alla contribuzione figurativa da accreditare per l’intera durata del rapporto di lavoro a tempo parziale agevolato; ciò comporterà la contestuale riduzione dell’ammontare complessivo delle risorse disponibili.

Resta fermo che l’importo dell’onere della contribuzione figurativa sarà effettivamente calcolato sulla base degli elementi informativi trasmessi, tempo per tempo, attraverso le dichiarazioni retributive e contributive periodiche.

Pertanto, avverte l'Inps, posto che il fisiologico incremento dei livelli retributivi dei lavoratori nel corso del periodo di fruizione del beneficio comporta generalmente un aumento dell’importo della contribuzione figurativa fruita rispetto a quanto calcolato in sede di istanza telematica, allo scopo di favorire il rispetto del tetto di spesa fissato dalle richiamate disposizioni di legge, l’Istituto impegna le risorse entro un limite inferiore rispetto a quello di legge, allo stato prudenzialmente fissato in misura pari al 95 per cento dello stanziamento relativo ad ogni singola annualità. Detta misura, alla luce dell’effettivo andamento dell’onere, potrà essere opportunamente adeguata sulla base delle indicazioni del Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

L'Inps precisa, inoltre, che la fruizione del beneficio viene mantenuta in caso di vicende che determinano il trasferimento del lavoratore da un datore di lavoro ad un altro senza soluzioni di continuità. Pertanto, sia nella ipotesi di cessione del contratto a tempo indeterminato ex art. 1406 c.c. con passaggio del dipendente al cessionario, sia in caso di trasferimento di azienda (da cedente a cessionario), il beneficio, già riconosciuto al lavoratore  viene mantenuto per il periodo residuo non goduto, in quanto nel primo caso si verifica la sola modificazione soggettiva del rapporto già in atto che prosegue con il datore di lavoro cessionario e nel secondo caso, ai sensi dell’art. 2112 c.c.,  il rapporto di lavoro prosegue con il cessionario ed il lavoratore conserva tutti i diritti che ne derivano. Invece, per i casi di cessazione dell’appalto di servizi, cui sono adibiti i dipendenti, ancorché la contrattazione collettiva che disciplina tali rapporti preveda una procedura idonea a consentire l’assunzione degli stessi da parte dell’impresa subentrante, la fruizione del benefico cessa venendosi a costituire ex novo un rapporto di lavoro con un diverso soggetto.



TIM - RICHIESTA DI INCONTRO UNITARIA URGENTE

Alla c.a. Amministratore Delegato F. CATTANEO
Alla c.a. Responsabile Human Resources F. MICHELI
LL.SS.
Oggetto: Richiesta incontro urgente
A valle dell’incontro del 28 aprile u.s. sono intervenute molteplici novità che, a nostro avviso, richiedono un approfondimento urgentissimo.
La decisione di Cassa Depositi e Prestiti, di intraprendere una trattativa esclusiva con Enel Open Fiber per la vendita di Metroweb, mette oggettivamente TIM in una condizione di difficoltà sulla realizzazione del piano di sviluppo delle Rete in fibra in quanto si rafforza la posizione di mercato di Enel Open Fiber.
Le conseguenti incertezze sul futuro della Rete rappresentate da alcuni importati quotidiani nazionali, la forte competizione su tutte le aree di mercato, le proposte formulate alle Autorità di Garanzia per assicurare la parità di accesso e la manutenzione in proprio dei clienti OLO, sono fonte di grande apprensione.
Siamo seriamente preoccupati sulla tenuta complessiva di TIM e sul mantenimento degli investimenti previsti dal piano industriale 2016-2018, approvato in data 15 febbraio 2016 e riaggiornato nel CDA del 13 maggio 2016, sulla riallocazione degli stessi e sul recupero delle efficienze.
Inoltre, la decisione di aumentare a un miliardo e seicento milioni di Euro il taglio dei costi, genera una forte inquietudine tra il personale non avendo visibilità di dove essi vengono operati.
In questa logica riscontriamo significativi segnali di sofferenza dei lavoratori, la decisione di non scorporare il parametro EBITDA del PDR da onerose “spese non ricorrenti” difficilmente può essere compreso dai lavoratori che hanno contribuito a raggiungere i risultati di produttività individuati dagli accordi, anche alla luce della retribuzione degli MBO dei dirigenti ed all’attuale continua erogazione delle canvass unilaterali.
Tutto questo rende ormai non più rinviabile un confronto.
Non vi sfuggirà come a questo punto in azienda vi sia una crescente disaffezione dei lavoratori agli obiettivi aziendali sentendosi parte marginale e penalizzata dai processi e dalle sfide di TIM.
Un’azienda impegnata a raggiungere obiettivi di sviluppo, che conferma i perimetri di Gruppo, rimettendo al centro delle proprie politiche il lavoro ed i lavoratori, attenta alle spese ed agli sprechi, a partire dal mondo degli appalti, ci vedrebbe sicuramente schierati a difesa di un progetto sostanzialmente condivisibile.
Riteniamo quindi giunto il momento di attivare azioni concrete in tal senso superando interventi estemporanei dei quali non comprendiamo la loro organicità nel progetto complessivo.
Quanto sopra esposto richiede un confronto immediato e non più rinviabile che possa contribuire a riportare fra le lavoratrici ed i lavoratori un’idea più chiara delle strategie aziendali. In caso contrario ci corre l’obbligo di sottolineare ancora una volta come lo scontento, sia ormai alla soglia dello sconcerto.
In assenza di una significativa inversione di tendenza tali condizioni non potranno che aumentare e noi non potremmo che farci interpreti attivi di questo malessere.
Certi di Vs. rapido riscontro, Vi inviamo distinti saluti.
I Segretari Generali
SLC CGIL FISTEL CISL UILCOM UIL

06 giugno 2016

I furbetti del cartellino: "Sì" della Cassazione al licenziamento per giusta causa


Oggi si parla tanto di furbetti del cartellino, pratica ormai consolidata da tempo che non ha mancato di impegnare anche la Corte di Cassazione, da ultimo con la sentenza del 25.5.2016 n. 10842.

La vicenda esaminata dalla Corte riguarda il licenziamento per giusta causa intimato nel 2008 da Poste Italiane ad un suo dipendente per aver autorizzato un proprio collega a timbrare il suo badge identificativo al fine di far risultare l'entrata in ufficio alle ore 11.35 ed essersi, invece, effettivamente presentato in ufficio alle ore 12.25.

Quell'oretta "trafugata" per la Corte di Appello è stata sufficiente per affermare che il dipendente ha leso irrimediabilmente e gravemente il vincolo fiduciario sussistente nei confronti del datore di lavoro ed è costata cara al dipendente che ha visto rigettare il suo ricorso anche dalla Suprema Corte di Cassazione.

La Suprema Corte ha evidenziato come la Corte d'Appello si sia mossa dal presupposto secondo cui per stabilire in concreto l'esistenza di una giusta causa di licenziamento (che deve rivestire il carattere di grave negazione degli elementi essenziali del rapporto di lavoro ed in particolare di quello fiduciario) occorre valutare, da un lato, la gravità dei fatti addebitati al lavoratore, in relazione alla portata oggettiva e soggettiva dei medesimi, alle circostanze nelle quali sono stati commessi ed all'intensità dell'elemento intenzionale, dall'altro, la proporzionalità fra tali fatti e la sanzione inflitta, stabilendo se la lesione dell'elemento fiduciario su cui si basa la collaborazione del prestatore di lavoro sia in concreto tale da giustificare o meno la massima sanzione disciplinare. E ciò anche nell'ipotesi in cui la disciplina collettiva preveda un determinato comportamento quale giusta causa di licenziamento, in quanto l'inadempimento deve essere valutato in senso accentuativo rispetto alla regola generale della "non scarsa importanza"di cui all'art. 1455 c.c.

Tale assunto si basa su una consolidata ricostruzione giurisprudenziale della nozione di giusta causa nell'ambito del licenziamento disciplinare, in base alla quale, trattandosi dell'applicazione di un concetto indeterminato, l'accertamento deve essere svolto in base agli specifici elementi oggettivi e soggettivi della fattispecie concreta, quali tipo di mansioni affidate al lavoratore, il carattere doloso o colposo dell'infrazione, le circostanze di luogo e di tempo, le probabilità di reiterazione dell'illecito, il disvalore ambientale della condotta quale modello diseducativo per gli altri dipendenti.

In particolare, con riguardo all'alterazione del cartellino marcatempo, i Giudici di Palazzaccio hanno richiamato i precedenti giurisprudenziali per i quali la falsa timbratura del cartellino può rappresentare una condotta grave che lede irrimediabilmente il vincolo fiduciario con il datore di lavoro e può giustificare il licenziamento (vedi Cass. n. 24796/2010 e Cass. n. 26239/2008).
Secondo la Suprema Corte la qualificazione giuridica dei fatti e, nella specie, il giudizio di sussunzione dei fatti contestali nell'ambito della clausola generale della giusta causa è stato, dunque, effettuato dalla Corte territoriale in sintonia con i principi elaborati dalla Corte di Cassazione.

Si legge nella parte finale della sentenza che "la Corte d'appello è pervenuta, quindi, alla decisione di conferma della legittimità del licenziamento intimato dal datore di lavoro - dandone atto, con congrua motivazione - attraverso un'attenta valutazione da un lato della gravità dei fatti addebitati al lavoratore, in relazione alla portata oggettiva e soggettiva dei medesimi, alle circostanze nelle quali sono stati commessi ed all'intensità dell'elemento intenzionale, dall'altro della proporzionalità fra tali fatti e la sanzione inflitta, rilevando che la lesione dell'elemento fiduciario su cui si basa la collaborazione del prestatore di lavoro è stata in concreto tale da giustificare la massima sanzione disciplinare, in conformità con il costante orientamento di questa Corte in materia di cui costituisce coronario il principio dell'autonomia della valutazione di un fatto in sede disciplinare e delle prove ivi accolte, rispetto a quella effettuata in sede processuale".

Fonte: Corte di Cassazione Civile Sezione Lavoro n. 10842 pubblicata il 25.5.2016